La mappa dei cieli europei si restringe sotto il peso della crisi energetica. Lufthansa annuncia una sforbiciata senza precedenti: oltre 20mila voli cancellati tra maggio e ottobre 2026. Una decisione che segna uno spartiacque nel settore del trasporto aereo globale e che riflette, in modo diretto, l’impennata del costo del carburante, più che raddoppiato dall’inizio delle tensioni in Medio Oriente.
Il gruppo tedesco ha scelto una linea netta: mantenere in attività solo le rotte essenziali e più redditizie. Dal 20 aprile sono stati progressivamente eliminati circa 120 collegamenti giornalieri a corto raggio, con un impatto immediato sugli hub strategici di Monaco e Francoforte. A essere sacrificate, per prime, sono le tratte meno profittevoli, quelle che alimentano il traffico secondario ma che risultano oggi insostenibili in un contesto di costi fuori controllo.
La scelta, spiegano dalla compagnia, non è soltanto difensiva ma anche strategica: il carburante risparmiato — stimato in almeno 40mila tonnellate — verrà destinato ai voli a maggiore domanda e marginalità. Una redistribuzione delle risorse che mira a proteggere i conti, ma che inevitabilmente riduce le opzioni per milioni di passeggeri, in particolare per il turismo estivo tedesco.
Dietro la decisione si intravede l’effetto a catena della crisi geopolitica legata allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del petrolio mondiale. Il rincaro del cherosene è solo uno dei segnali più evidenti di una tensione che si riflette ormai su molteplici settori economici, ma che colpisce in modo particolarmente duro l’aviazione civile, strutturalmente dipendente dai costi energetici.
Per il momento, Lufthansa mantiene una linea prudente sul futuro. Il piano dettagliato per l’estate sarà reso noto a inizio maggio, ma la compagnia assicura che la disponibilità di carburante resta “ampiamente stabile”. Tradotto: la situazione è sotto controllo, ma il margine di manovra si assottiglia. Le ottimizzazioni sull’offerta a corto raggio proseguiranno per tutta la stagione, con l’obiettivo di garantire una relativa stabilità operativa.
Un nodo significativo riguarda la gestione interna dei tagli. Gran parte dei voli cancellati era operata da Lufthansa CityLine, la divisione regionale chiusa in anticipo rispetto alla tabella di marcia che ne prevedeva la dismissione nel 2027. Una scelta che ora appare quasi anticipatoria rispetto alla tempesta attuale. Resta però aperto l’interrogativo su un eventuale coinvolgimento delle altre compagnie del gruppo, da Air Dolomiti a Swiss International Air Lines, fino a Austrian Airlines e ITA Airways.
Il tema è approdato anche sul tavolo politico europeo. A Bruxelles, durante la riunione dei ministri dei Trasporti dell’Unione, Lufthansa ha confermato l’entità dei tagli, contribuendo ad accendere i riflettori su un possibile rischio sistemico: la carenza di jet fuel nel continente. Le contromisure allo studio spaziano dagli acquisti congiunti di carburante per calmierare i prezzi, fino all’aumento delle importazioni dagli Stati Uniti, dove però il cherosene presenta caratteristiche tecniche diverse rispetto agli standard europei.
Sul fondo, si staglia un’ipotesi finora considerata estrema: il ricorso alle scorte strategiche. Una misura che alcuni Paesi potrebbero essere costretti ad adottare nel giro di settimane, se non di giorni, qualora la crisi dovesse intensificarsi.
Nel frattempo, il cielo europeo si fa più selettivo. E volare, ancora una volta, diventa un lusso sempre meno scontato.
