24 Ottobre 2026, sabato
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Iran-Usa, la tregua si incrina: nuovi negoziati in Pakistan tra accuse e pressioni umanitarie

Teheran pronta a riaprire il dialogo a Islamabad, ma Washington alza i toni: Trump denuncia violazioni e chiude alla proroga, chiedendo la liberazione di otto giovani donne condannate a morte

La fragile tregua tra Iran e Stati Uniti mostra segni sempre più evidenti di cedimento, mentre sullo sfondo si riattivano i canali diplomatici. Secondo quanto riportato dai media statunitensi, il leader iraniano Mojtaba Khamenei avrebbe autorizzato un nuovo round di negoziati da tenersi a Islamabad, in Pakistan, riaprendo così uno spiraglio di dialogo in una fase caratterizzata da tensioni crescenti e reciproche accuse.

Il segnale che arriva da Teheran suggerisce una disponibilità, quantomeno tattica, a mantenere aperta la via negoziale, affidando al Pakistan – attore regionale con tradizionali rapporti equilibrati tra le parti – il ruolo di mediatore discreto. Una scelta che riflette la necessità, per la Repubblica islamica, di evitare un ulteriore isolamento internazionale in un contesto già segnato da pressioni economiche e politiche.

Sul fronte opposto, tuttavia, il clima appare tutt’altro che distensivo. Il presidente americano Donald Trump ha infatti accusato apertamente Teheran di aver “violato più volte la tregua”, escludendo di conseguenza qualsiasi possibilità di proroga dell’accordo temporaneo. Una posizione netta, che rischia di irrigidire ulteriormente i rapporti e di compromettere sul nascere gli stessi tentativi di dialogo.

Le parole del tycoon si inseriscono in una strategia di pressione che combina fermezza politica e richiami sul piano dei diritti umani. In questo senso, Trump ha rivolto un appello diretto al regime iraniano affinché proceda alla liberazione di “otto giovani donne condannate all’impiccagione”, riportando al centro del confronto internazionale il tema delle libertà civili e della pena capitale nella Repubblica islamica.

Il doppio binario – apertura negoziale da un lato, escalation retorica dall’altro – restituisce l’immagine di una crisi ancora lontana da una soluzione stabile. Islamabad potrebbe rappresentare un banco di prova decisivo: molto dipenderà dalla reale volontà delle parti di trasformare il confronto in un percorso concreto, anziché in un ulteriore capitolo di una lunga e complessa partita geopolitica.

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