Nel giro di pochi giorni, due tribunali italiani hanno adottato la stessa linea: fermare, almeno temporaneamente, i procedimenti a carico di Felice Maniero. Prima Brescia, poi Pisa: una doppia sospensione che riporta al centro dell’attenzione giudiziaria una delle figure più controverse della criminalità organizzata del Nord Italia.
Il primo stop è stato disposto il 31 marzo dal tribunale di Brescia, dove Maniero è imputato per bancarotta fraudolenta per un ammontare di diverse centinaia di migliaia di euro. A distanza di pochi giorni, analoga decisione è arrivata anche da Pisa, confermando un orientamento prudenziale legato alle condizioni psichiche dell’imputato.
A sostenere la richiesta di sospensione è stato il legale difensore, l’avvocato Rolando Iorio, che in aula ha delineato un quadro clinico preoccupante: una forma grave di depressione che, secondo la difesa, impedirebbe a Maniero di partecipare in modo consapevole ai procedimenti giudiziari. Una tesi corroborata da documentazione sanitaria proveniente dall’Asl del Veneto, ritenuta sufficiente dai giudici per disporre un approfondimento tecnico.
Sarà infatti una perizia psichiatrica a stabilire se l’ex boss sia effettivamente incapace di affrontare i processi che lo riguardano. Un passaggio cruciale, destinato a incidere non solo sui due procedimenti sospesi, ma sull’intero fronte giudiziario ancora aperto a suo carico.
Il quadro, infatti, è tutt’altro che limitato. A Pisa Maniero è chiamato a rispondere anche di maltrattamenti nei confronti della sorella; a Firenze è imputato per lesioni ai danni di un compagno di cella; a Padova per episodi di violenza nei confronti di un poliziotto e di un medico. Procedimenti distinti ma accomunati da un elemento: la necessità di accertare preliminarmente la sua capacità di stare in giudizio.
Nel frattempo, Maniero — che negli anni ha cambiato nome per ben tre volte — resta una figura emblematica della storia criminale recente. Fondatore e leader della Mala del Brenta, organizzazione che tra gli anni ’70 e ’90 ha segnato profondamente il tessuto criminale del Nord-Est, è stato protagonista di una lunga parabola: dall’ascesa come boss spietato alla collaborazione con la giustizia, che contribuì a smantellare il sistema da lui stesso costruito.
Oggi, a distanza di decenni da quella stagione, la sua vicenda giudiziaria si intreccia con una nuova, delicata valutazione: quella sul suo stato mentale. Un nodo che i giudici dovranno sciogliere prima di poter riaprire, o definitivamente fermare, i numerosi capitoli giudiziari ancora pendenti.
