6 Ottobre 2026, martedì
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Gerusalemme, accesso negato al Santo Sepolcro: Netanyahu interviene sul caso Pizzaballa

Il premier israeliano ordina il via libera immediato al Patriarca latino dopo lo stop della polizia. Sullo sfondo tensioni crescenti e attacchi missilistici attribuiti all’Iran nei pressi dei luoghi santi

Un incidente senza precedenti recenti scuote il fragile equilibrio religioso di Gerusalemme e costringe il governo israeliano a un intervento diretto. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver dato disposizioni affinché al cardinale Pierbattista Pizzaballa sia garantito “pieno e immediato accesso” alla Chiesa del Santo Sepolcro, uno dei luoghi più sacri della cristianità.

La presa di posizione arriva dopo che il Patriarca latino era stato fermato dalla polizia israeliana mentre, in forma privata, si dirigeva proprio verso il Santo Sepolcro. Un episodio che ha impedito al porporato di partecipare alla celebrazione della Domenica delle Palme, momento centrale del calendario liturgico cristiano, che avrebbe dovuto officiare insieme al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo.

A denunciare l’accaduto è stato il Patriarcato latino di Gerusalemme, parlando apertamente di un fatto “senza precedenti da secoli”: mai, secondo la ricostruzione, ai rappresentanti della Chiesa era stato impedito di celebrare uno dei riti più importanti nel cuore della cristianità.

Nel suo messaggio pubblicato sulla piattaforma X, Netanyahu ha collegato l’episodio a un contesto di sicurezza sempre più deteriorato. Negli ultimi giorni, ha spiegato, l’Iran avrebbe lanciato missili balistici contro Gerusalemme, colpendo aree prossime ai luoghi sacri delle tre grandi religioni monoteiste. In uno di questi attacchi, ha aggiunto, frammenti di un missile sarebbero caduti a pochi metri dal Santo Sepolcro.

Una ricostruzione che inserisce l’incidente in una cornice ben più ampia, dove la sicurezza nazionale e la tutela dei siti religiosi si intrecciano con la gestione dell’ordine pubblico. Tuttavia, resta il dato politico e simbolico: il temporaneo blocco del Patriarca ha sollevato interrogativi sulla libertà di culto e sull’accesso ai luoghi santi, temi particolarmente sensibili in una città da sempre al centro di tensioni religiose e geopolitiche.

L’intervento del premier appare dunque come un tentativo di disinnescare rapidamente una crisi potenzialmente esplosiva, sia sul piano interno sia su quello internazionale. Garantire l’accesso al Santo Sepolcro non è soltanto una questione logistica: significa riaffermare un principio di equilibrio tra comunità religiose che, a Gerusalemme, rappresenta una delle condizioni essenziali per la stabilità.

Resta ora da capire se l’episodio rimarrà un caso isolato o se segnerà un punto di frizione destinato a riemergere. In una città dove ogni gesto ha un peso simbolico globale, anche un controllo di polizia può trasformarsi in un incidente diplomatico.

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