6 Ottobre 2026, martedì
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Roma, commemorazione anarchica vietata: 91 fermati al Parco degli Acquedotti

Blitz preventivo della polizia dopo il presidio non autorizzato in memoria dei due giovani morti nell’esplosione del casolare. Disposti fogli di via per molti partecipanti arrivati da fuori città

A Roma la tensione torna a salire attorno al mondo anarchico. Novantuno persone sono state fermate e accompagnate in questura dopo aver preso parte a una manifestazione non autorizzata organizzata al Parco degli Acquedotti, in ricordo di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due giovani morti il 19 marzo scorso nell’esplosione di un casolare mentre, secondo le ricostruzioni investigative, stavano confezionando un ordigno.

Il presidio, inizialmente previsto in via Lemonia, era stato espressamente vietato dal questore. Nonostante il divieto, diversi gruppi anarchici – giunti anche da altre città italiane – hanno comunque tentato di radunarsi nell’area verde della Capitale, dando vita a una commemorazione improvvisata ma monitorata sin dalle prime ore dalle forze dell’ordine.

Il dispositivo di sicurezza e i fermi

L’intervento della polizia è scattato in modo preventivo. I partecipanti, ritenuti “pericolosi e sospetti” secondo quanto trapela da fonti investigative, sono stati bloccati anche grazie al supporto del reparto a cavallo, dispiegato per contenere eventuali movimenti e impedire la formazione di cortei non autorizzati.

I 91 fermati sono stati condotti negli uffici della questura per le operazioni di identificazione e fotosegnalamento. Per molti di loro è scattato il foglio di via obbligatorio: si tratta, in gran parte, di attivisti provenienti da fuori Roma, giunti nella Capitale proprio per partecipare alla commemorazione.

La commemorazione tra simboli e slogan

Nonostante il dispositivo di sicurezza, alcuni momenti simbolici sono comunque riusciti a prendere forma. Tra canti e slogan, sono stati deposti fiori – spesso nei colori rosso e nero, emblema della tradizione anarchica – in memoria delle due vittime.

“Morti per la libertà”, ha dichiarato uno dei presenti, sintetizzando la lettura politica che una parte del movimento continua a dare dell’accaduto. Una versione che si scontra apertamente con quella degli inquirenti, che collocano invece la morte dei due giovani all’interno di un contesto operativo legato alla preparazione di un ordigno.

Un clima che resta sotto osservazione

L’episodio conferma come il clima attorno alle realtà anarchiche resti particolarmente sensibile, soprattutto nella Capitale. Le autorità mantengono alta l’attenzione su possibili nuove iniziative, mentre il ricordo dell’esplosione del 19 marzo continua a rappresentare un punto di frizione tra narrazioni opposte: quella militante e quella giudiziaria.

In questo contesto, la linea della prevenzione adottata dalle forze dell’ordine punta a evitare che manifestazioni non autorizzate possano trasformarsi in occasioni di tensione o, peggio, di disordine pubblico. Una strategia che, almeno per ora, sembra aver contenuto sul nascere possibili sviluppi più critici.

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