24 Ottobre 2026, sabato
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Hormuz, scontro politico sull’ipotesi di missione navale. Le opposizioni attaccano il governo: “No all’escalation, rischio stangata da 14 miliardi”

Dal M5S al PD pioggia di critiche all’esecutivo sulla crisi nel Golfo Persico e sui rincari energetici. Appendino: “Follia seguire Trump nello Stretto di Hormuz”. I dem denunciano l’impatto su agricoltura, pesca e famiglie.

La tensione internazionale nel Golfo Persico si riversa con forza anche nel dibattito politico italiano. L’ipotesi di una missione navale europea nello Stretto di Hormuz – invocata dal presidente statunitense Donald Trump – accende lo scontro tra maggioranza e opposizioni, che accusano il governo guidato da Giorgia Meloni di non difendere adeguatamente gli interessi nazionali di fronte alla crisi energetica e ai possibili sviluppi militari nella regione.

Dal Movimento 5 Stelle arriva un attacco frontale. L’ex sindaca di Torino e deputata Chiara Appendino invita l’esecutivo a respingere qualsiasi ipotesi di coinvolgimento militare nello stretto strategico attraverso cui transita una quota decisiva del petrolio mondiale. “L’ennesima chiamata alle armi di Trump, che pretende l’invio di navi da guerra europee a Hormuz, è un azzardo inaccettabile”, afferma la parlamentare pentastellata, chiedendo al governo di non aderire a quella che definisce una “escalation che non appartiene all’Italia”.

Secondo Appendino, l’eventuale partecipazione italiana a un’operazione navale nel Golfo Persico significherebbe tradire l’interesse nazionale proprio nel momento in cui la crisi internazionale rischia di abbattersi sull’economia interna. Il riferimento è all’impennata dei prezzi dell’energia e dei carburanti, che – secondo le stime citate dalla deputata – potrebbe trasformarsi in una “stangata da 14 miliardi di euro” tra rincari alla pompa e bollette più pesanti per famiglie e imprese.

La parlamentare M5S accusa inoltre il governo di immobilismo sul fronte economico. A suo giudizio l’esecutivo avrebbe ormai “gettato la spugna” sul tema delle accise e mostrato scarsa sensibilità verso le difficoltà di pendolari, autotrasportatori e piccole imprese alle prese con costi energetici fuori controllo. Da qui la proposta di intervenire con un prelievo straordinario sui profitti delle grandi compagnie energetiche, destinando le risorse al rilancio dell’accisa mobile, all’azzeramento degli oneri di sistema nelle bollette e a misure fiscali per sostenere cantieri e opere pubbliche.

Il tema dei rincari energetici è al centro anche delle critiche del Partito Democratico. L’eurodeputata e responsabile agricoltura del partito Camilla Laureti parla di effetti già evidenti sull’economia reale. Secondo la dirigente dem, la crisi innescata dalle tensioni tra Iran e i suoi avversari internazionali rischia di colpire soprattutto settori come agricoltura e pesca, già messi alla prova dall’aumento dei costi energetici.

In diverse aree del Paese, sottolinea Laureti, il diesel avrebbe già raggiunto i due euro al litro, mentre il gasolio agricolo sarebbe passato in poche settimane da 0,85 a 1,25 euro. A ciò si aggiunge la crescente difficoltà nel reperire fertilizzanti: circa il 35% delle forniture mondiali di urea transita infatti proprio attraverso lo Stretto di Hormuz, oggi esposto a forti rischi geopolitici.

Le conseguenze, secondo la parlamentare dem, si riflettono lungo tutta la filiera agroalimentare. Il caro carburanti potrebbe ridurre le giornate di attività della pesca, mentre le esportazioni ortofrutticole – in particolare quelle delle mele – incontrano difficoltà nel raggiungere i mercati del Medio Oriente. Un quadro che, avverte Laureti, rischia di tradursi in nuovi aumenti dei prezzi alimentari e in possibili fenomeni speculativi.

Dalla stessa area politica arriva anche l’affondo dell’europarlamentare Annalisa Corrado, responsabile per la conversione ecologica nella segreteria nazionale del PD. Corrado ricorda come l’Italia abbia avuto anni di tempo per prepararsi a una nuova crisi energetica dopo lo shock seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, sostiene, le proposte avanzate dall’opposizione per ridurre la dipendenza dal gas e dal petrolio sarebbero rimaste inascoltate.

“Il governo ha preferito tutelare gli interessi delle grandi compagnie energetiche e seguire le posizioni di Trump, invece di difendere quelli dell’Italia”, afferma l’eurodeputata, denunciando l’assenza di interventi strutturali per ridurre le vulnerabilità del sistema energetico nazionale.

Nel frattempo, la crisi internazionale continua a pesare sul dibattito politico interno. Con il nodo dello Stretto di Hormuz e la volatilità dei prezzi dell’energia, lo scontro tra governo e opposizioni si sposta sempre più sul terreno della sicurezza energetica e del costo della vita, due fronti destinati a rimanere centrali nei prossimi mesi.

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