6 Ottobre 2026, martedì
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L’Italia si chiama fuori dalla guerra: il Consiglio supremo di difesa richiama la via diplomatica

Riunione al Quirinale presieduta da Sergio Mattarella: forte allarme per l’escalation nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Roma ribadisce il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione. Intanto l’Europa conferma le sanzioni sul petrolio russo e cresce la tensione sullo stretto di Hormuz.

Nel pieno di uno scenario internazionale sempre più instabile, l’Italia ribadisce con fermezza la propria posizione: non entrerà in guerra. È il messaggio politico e istituzionale che emerge con chiarezza dal documento finale del Consiglio supremo di difesa, riunitosi al Quirinale sotto la presidenza del capo dello Stato Sergio Mattarella.

Nel testo conclusivo, l’organismo che coordina le principali scelte strategiche del Paese in materia di sicurezza sottolinea che Roma «non partecipa e non prenderà parte alla guerra», riaffermando quanto già dichiarato in Parlamento dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una posizione che viene esplicitamente ricondotta al dettato dell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali.

L’allarme per i nuovi fronti di crisi

Il Consiglio, tuttavia, non nasconde la forte preoccupazione per l’allargamento dei conflitti e per la crescente instabilità in diverse aree strategiche. Nel documento si evidenzia come la situazione sia particolarmente critica nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, regioni considerate vitali per gli interessi geopolitici italiani.

Tra i passaggi più netti della nota ufficiale vi è la condanna degli attacchi contro la popolazione civile, definiti «sempre inaccettabili». Il riferimento è anche alla recente strage nella scuola di Minab, tragedia in cui tra le vittime figurano numerosi bambini, episodio che ha alimentato ulteriormente la tensione regionale.

Secondo l’analisi del Consiglio, il rischio più immediato è rappresentato da una possibile estensione del conflitto con il coinvolgimento diretto dell’Iran. Un’evoluzione che potrebbe aprire nuovi scenari di guerra ibrida e favorire iniziative destabilizzanti da parte di organizzazioni terroristiche.

Il quadro internazionale e la guerra in Ucraina

Nel documento si inserisce inoltre un richiamo diretto al contesto globale già segnato dal conflitto tra Russia e Ucraina, indicato come uno dei fattori che hanno contribuito alla crescente frattura dell’ordine internazionale.

L’aggressione russa viene indicata come una delle principali cause dell’attuale instabilità geopolitica, insieme all’indebolimento delle istituzioni multilaterali e alle ripetute violazioni del diritto internazionale. In questo quadro, l’Italia rivendica l’impegno a sostenere ogni iniziativa che riporti al centro la diplomazia e il negoziato.

L’Europa non allenta la pressione su Mosca

Sul fronte europeo, da Bruxelles arriva intanto un messaggio di continuità nella linea di pressione economica contro il Cremlino. La Commissione europea ha ribadito che le sanzioni sul petrolio russo e il meccanismo del price cap restano pienamente in vigore.

La portavoce dell’esecutivo comunitario, Paula Pinho, ha chiarito che «non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia», sottolineando come Mosca non possa diventare un beneficiario indiretto della crisi in Iran. Eventuali deroghe, ha precisato, riguardano esclusivamente carichi di petrolio già in viaggio.

Il caso della metaniera russa nel Mediterraneo

Parallelamente, il governo italiano segue con attenzione anche una delicata vicenda marittima che riguarda una nave russa alla deriva nel Mediterraneo. A Palazzo Chigi è previsto un vertice operativo dedicato alla metaniera “Arctic Metagaz”, in navigazione con circa 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto.

L’imbarcazione risulta senza controllo dal 3 marzo e nelle ultime ore si sarebbe allontanata di alcune miglia dall’isola di Linosa, muovendosi verso est. Una situazione che viene monitorata con particolare attenzione sia per i possibili rischi ambientali sia per le implicazioni di sicurezza.

Le tensioni globali e il ruolo delle potenze

Sul piano internazionale continuano intanto a intrecciarsi le dinamiche tra le grandi potenze. In un’intervista a Fox News, l’ex presidente americano Donald Trump ha ipotizzato che il presidente russo Vladimir Putin stia fornendo un sostegno, seppur limitato, all’Iran.

Secondo Trump, Mosca potrebbe agire in questo modo nella convinzione che gli Stati Uniti stiano aiutando l’Ucraina: «È come dire: loro lo fanno e noi lo facciamo», ha dichiarato, lasciando intendere una logica di reciproco bilanciamento tra i due blocchi.

Il dossier Hormuz

Nel frattempo, secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, Francia e Italia avrebbero avviato contatti diplomatici con Teheran per discutere la riapertura in sicurezza dello strategico Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale.

L’obiettivo sarebbe evitare un blocco prolungato del passaggio marittimo, che potrebbe provocare un forte shock sui mercati energetici globali.

In un contesto segnato da tensioni diffuse e da equilibri sempre più fragili, la linea italiana resta dunque improntata alla prudenza: difesa degli interessi strategici, ma nessuna partecipazione diretta a operazioni di guerra, con la diplomazia indicata come unica via per evitare un’ulteriore escalation.

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