17 Ottobre 2026, sabato
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Carburanti, Meloni avverte: “Pronti a tassare chi specula”. Sul tavolo il ritorno delle accise mobili

La premier al Senato prima del Consiglio europeo: il governo studia misure per contenere l’impatto della volatilità del petrolio. Stretta fiscale per le aziende che gonfiano i prezzi e richiesta a Bruxelles di rivedere il sistema ETS.

Il governo si prepara a intervenire se la corsa dei prezzi dei carburanti dovesse trasformarsi in una nuova stangata per famiglie e imprese. Nelle comunicazioni al Senato in vista del prossimo Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato un doppio segnale: da un lato la disponibilità a riattivare il meccanismo delle accise mobili per contenere i rincari, dall’altro la promessa di colpire con una tassazione più severa eventuali fenomeni speculativi da parte delle compagnie energetiche.

Il tema del costo dell’energia, tornato al centro del dibattito con la nuova fase di instabilità dei mercati petroliferi, rappresenta per l’esecutivo uno dei fronti più delicati. E Meloni ha scelto un tono netto, rivolgendosi tanto ai cittadini quanto agli operatori del settore.

L’avvertimento alle aziende: “Nessuna speculazione sulla crisi”

“La parola chiave è prudenza”. Così la premier ha sintetizzato il messaggio indirizzato alle imprese del comparto energetico.

“Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti – ha affermato – il messaggio che voglio dare agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese è molto chiaro: faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedire che si speculi sulla crisi”.

Nel caso emergano comportamenti opportunistici, il governo è pronto a intervenire con strumenti fiscali mirati. L’ipotesi evocata dalla presidente del Consiglio è quella di recuperare eventuali extra-profitti derivanti dalla speculazione attraverso un aumento della tassazione sulle aziende responsabili.

Un avvertimento che richiama la linea già adottata negli anni della crisi energetica, quando diversi Paesi europei – Italia compresa – introdussero prelievi straordinari sugli extraprofitti delle compagnie energetiche.

Il ritorno delle accise mobili

Sul piano degli strumenti operativi, l’esecutivo guarda al meccanismo delle accise mobili, già previsto dalla normativa italiana ma mai applicato in modo strutturale negli ultimi anni.

Il principio è semplice: quando il prezzo dei carburanti aumenta e di conseguenza cresce anche il gettito IVA incassato dallo Stato, una parte di quel maggiore introito può essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise, alleggerendo il prezzo finale alla pompa.

“Si tratta di un meccanismo – ha spiegato Meloni – la cui attivazione è stata richiesta anche da parte dell’opposizione e che consente di utilizzare la maggiore IVA derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise”.

L’obiettivo è creare una sorta di valvola di compensazione fiscale che permetta di attenuare gli effetti delle oscillazioni del petrolio sui consumatori senza gravare ulteriormente sui conti pubblici.

La partita europea sull’ETS

Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha inoltre allargato lo sguardo al quadro europeo, indicando tra i fattori che incidono sul costo dell’energia il sistema EU Emissions Trading System, il mercato europeo delle quote di emissione di carbonio.

Secondo Meloni, il meccanismo – nato per incentivare la transizione energetica penalizzando le fonti più inquinanti – produce effetti distorsivi sul mercato elettrico.

“Gli ETS sono di fatto una tassa europea – ha osservato – che dovrebbe gravare soltanto sulle modalità più inquinanti di produzione di energia, come quelle basate sui combustibili fossili. Tuttavia finiscono per incidere sul prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili”.

Da qui la richiesta di una revisione del sistema a livello europeo, tema che l’Italia porterà sul tavolo del prossimo Consiglio europeo.

Energia, nodo centrale della politica economica

Il dossier energia si conferma così uno dei capitoli più sensibili dell’agenda economica del governo. Tra la volatilità dei mercati internazionali, la transizione ecologica e le tensioni geopolitiche che continuano a influenzare il prezzo del petrolio, l’esecutivo cerca un equilibrio tra sostegno ai consumatori e sostenibilità dei conti pubblici.

La linea indicata dalla premier è duplice: interventi fiscali per contenere gli effetti immediati dei rincari e battaglia politica in Europa per rivedere alcuni meccanismi del mercato energetico.

Nel frattempo, il messaggio lanciato da Palazzo Chigi al settore petrolifero è chiaro: eventuali profitti ottenuti sfruttando la crisi potrebbero trasformarsi, rapidamente, in nuove tasse.

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