6 Ottobre 2026, martedì
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Cocaina in casa, bimbo di 15 mesi muore a Vasto: la Procura accusa la madre di omicidio colposo

Non fu morte in culla né soffocamento accidentale: l’autopsia e le analisi tossicologiche svelano un’intossicazione acuta da stupefacente. Contestate anche false dichiarazioni al pm

Non una tragica fatalità, non una “morte in culla”, né l’ingestione accidentale di un corpo estraneo. A stroncare la vita di un bambino di appena 15 mesi, lo scorso agosto, sarebbe stata l’ingestione di cocaina all’interno dell’abitazione di famiglia a Vasto. È l’esito delle indagini coordinate dalla Procura che, a mesi di distanza, ridisegnano completamente il perimetro di una vicenda che in un primo momento era apparsa come un dramma domestico imprevedibile.

Il piccolo era stato accompagnato in ospedale dalla madre in condizioni già disperate. I sanitari avevano tentato ogni manovra possibile, ma per il bambino non c’era stato nulla da fare. Il decesso era stato inizialmente attribuito a una generica “intossicazione acuta”, formula che aveva lasciato aperti numerosi interrogativi. A scioglierli sono stati gli accertamenti autoptici e tossicologici disposti dagli inquirenti: nel corpo del bimbo sarebbero state rilevate tracce significative di cocaina, compatibili con un’ingestione avvenuta tra le mura domestiche.

Da qui la svolta investigativa. La madre del bambino è ora indagata per omicidio colposo. Secondo l’impianto accusatorio, la sostanza stupefacente si sarebbe trovata in casa, in un luogo accessibile al piccolo. Un’omissione nella custodia che, per la Procura, avrebbe determinato l’evento fatale. Alla donna viene inoltre contestato il reato di false informazioni al pubblico ministero: durante i primi interrogatori non avrebbe riferito della presenza di droga nell’abitazione, circostanza che avrebbe potuto orientare sin da subito le indagini.

L’appartamento è stato posto sotto sequestro per consentire ulteriori rilievi tecnici e ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Gli investigatori stanno lavorando per stabilire tempi, modalità e quantità della sostanza ingerita, elementi centrali per delineare eventuali profili di responsabilità.

La madre sarà nuovamente ascoltata nei prossimi giorni. Potrà fornire la propria versione dei fatti e chiarire quanto accaduto in quelle ore drammatiche di agosto. Resta il dato, umano prima ancora che giudiziario: la morte di un bambino in un contesto domestico che avrebbe dovuto garantire protezione e sicurezza.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e la posizione dell’indagata dovrà essere vagliata nel contraddittorio tra le parti. Ma il quadro emerso finora segna un passaggio netto: quella che sembrava una tragica fatalità si configura ora come un caso di grave negligenza, con possibili responsabilità penali ancora tutte da accertare.

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