6 Ottobre 2026, martedì
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Addio ad Angela Luce, l’ultima regina della scena napoletana

Attrice e cantante, aveva 87 anni. Dal teatro di Eduardo al cinema d’autore, dal David di Donatello a Sanremo: una carriera che ha attraversato settant’anni di spettacolo italiano, con Napoli nel cuore e nella voce.

Se n’è andata a 87 anni Angela Luce, artista totale e volto simbolo di una Napoli capace di cantare e recitare con la stessa, bruciante intensità. Attrice di cinema e teatro, interprete di sceneggiate, cantante dalla timbrica inconfondibile, per generazioni è stata semplicemente “la voce di Napoli”. Una definizione che non suona retorica, ma restituisce la cifra di una carriera lunghissima, nutrita di talento e disciplina, di palcoscenici popolari e set d’autore.

Nata a Napoli nel 1937, Angela Savino – questo il suo vero cognome – debutta appena quattordicenne alla Piedigrotta Bideri con la canzone Zì Carmilì. È l’inizio di un percorso che non conoscerà soste. Il cinema la accoglie nel 1956 con Ricordati di Napoli di Pino Mercanti, e da lì in avanti la sua presenza attraversa stagioni e generi, dalla commedia all’italiana al grande cinema d’autore.

Lavora con Mario Mattoli in Signori si nasce, con Dino Risi ne Il vedovo, con Giorgio Bianchi in Peccati d’estate. È diretta da Luchino Visconti in Lo straniero e da Pier Paolo Pasolini ne Il Decameron, film che le vale il premio Reggia d’Oro della città di Caserta. Conquista poi una nuova stagione artistica negli anni Novanta: nel 1995 vince il David di Donatello come miglior attrice non protagonista per L’amore molesto di Mario Martone, adattamento del romanzo di Elena Ferrante, e ottiene una nomination al Nastro d’Argento per La seconda notte di nozze di Pupi Avati.

Il suo talento, tuttavia, non si è mai esaurito nel cinema. Il teatro è stato il suo primo e più duraturo amore. Scritturata da Eduardo De Filippo, che considerava il suo maestro, ne interpreta alcuni dei ruoli più significativi, fino a condividere con lui la scena nella versione televisiva de Il contratto. È una scuola severa, quella eduardiana, che le insegna l’arte della misura e del silenzio, oltre a quella della parola.

Accanto a Eduardo, Angela Luce attraversa anche il teatro popolare e la sceneggiata, diventandone una delle regine insieme a Mario Merola. La sua “Bammenella” di Raffaele Viviani entra nella memoria collettiva, consacrandola interprete di un repertorio che tiene insieme dolore e ironia, passione e fatalismo.

Non meno importante il capitolo musicale. Nel 1973 e nel 1975 partecipa a “Un disco per l’estate”, ma è il Festival di Sanremo del 1975 a consegnarla definitivamente al grande pubblico nazionale: con Ipocrisia, firmata da Pino Giordano ed Eduardo Alfieri, si classifica seconda ex aequo con Rosanna Fratello. Un brano che esalta le sue qualità interpretative: voce calda, vibrato intenso, fraseggio teatrale. Nel corso della carriera ottiene anche la Maschera d’Argento per L’ultima tarantella, conferma di una versatilità rara.

Sul grande schermo incrocia attori come Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Totò e Peppino, muovendosi con naturalezza tra il registro brillante e quello drammatico. Bellezza mediterranea, presenza scenica magnetica, Angela Luce non è mai stata soltanto un’attrice “di contorno”: ogni sua apparizione portava con sé un mondo, una storia, una vibrazione emotiva riconoscibile.

Lo scorso anno era stata premiata in Senato, tributo istituzionale a una carriera che ha saputo rappresentare l’Italia popolare senza mai tradirne la complessità. Oggi Napoli perde una delle sue interpreti più autentiche. Con lei se ne va un pezzo di teatro e di canzone che hanno saputo raccontare la città non come cartolina, ma come destino: struggente, orgoglioso, irriducibile.

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