MONACO — “Lasciatemi iniziare con una scomoda verità”. Non è un’espressione di circostanza, ma l’incipit di un discorso che segna una linea politica. Dal palco della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il cancelliere tedesco Friedrich Merz riconosce apertamente ciò che molti a Bruxelles e nelle capitali europee sussurrano da mesi: tra Europa e Stati Uniti si è aperto un divario.
A dirlo, ricorda Merz, era stato un anno fa il vicepresidente americano J. D. Vance, proprio a Monaco. “Aveva ragione”, ammette il cancelliere. Ma l’ammissione non è una resa. È piuttosto la premessa di una distinzione netta: “La lotta culturale del movimento Make America Great Again non è la nostra”.
Libertà sì, ma entro la Costituzione
Il passaggio è cruciale. Merz traccia una linea di confine tra le due sponde dell’Atlantico sul terreno dei valori. In Europa, dice, la libertà di parola “finisce quando si rivolge contro la dignità umana e la Costituzione”. È un richiamo al modello liberaldemocratico continentale, che bilancia diritti individuali e tutela dell’ordine costituzionale.
La distanza non è solo culturale. È anche economica e strategica. “Non crediamo nei dazi doganali e nel protezionismo, ma nel libero scambio”, afferma. Un riferimento implicito alle spinte protezionistiche che hanno attraversato Washington negli ultimi anni. E ancora: l’Europa resta fedele agli accordi sul clima e all’Organizzazione Mondiale della Sanità, perché le sfide globali — pandemie, riscaldamento climatico, instabilità — non si risolvono in solitudine.
“Ripariamo la fiducia”: l’Europa chiama, l’America è avvisata
Il cuore del discorso è però un appello alla ricostruzione del legame transatlantico. “Ripariamo e ravviviamo insieme la fiducia”, insiste Merz. L’Europa, assicura, sta facendo la sua parte. E qui il riferimento è alla NATO, definita “l’alleanza più forte di tutti i tempi” grazie alla fiducia costruita in tre generazioni.
Il messaggio è doppio. Da un lato, Berlino respinge qualsiasi tentazione di sganciamento dall’ombrello atlantico. Dall’altro, lancia un avvertimento a Washington: nell’era della rivalità tra grandi potenze, “nemmeno gli Stati Uniti saranno abbastanza potenti da poter agire da soli”. L’Alleanza non è solo un vantaggio competitivo per l’Europa, ma anche per gli Usa.
La frase più incisiva arriva quasi come una sentenza: “Le autocrazie possono avere seguaci; le democrazie hanno partner e alleati”. È la fotografia di un mondo in cui il confronto tra modelli politici è tornato centrale.
L’ordine del dopoguerra è finito
Merz non indulge in nostalgie. L’ordine di sicurezza nato nel secondo dopoguerra — pur imperfetto — “non esiste più”. È un’affermazione che fotografa un sistema internazionale attraversato da guerre, revisionismi territoriali e competizione sistemica.
In questo scenario, la libertà “non è garantita, è in pericolo”. E la Germania, sottolinea il cancelliere, non tornerà mai a percorrere la strada della solitudine strategica. “Noi tedeschi non agiremo mai più da soli”. È un richiamo alla storia del Novecento e al peso delle sue lezioni.
La politica delle grandi potenze in Europa, chiarisce, “non è un’opzione per la Germania”. Sì alla leadership, ma “basata sul partenariato”; no a “fantasticherie egemoniche”. Un messaggio rivolto tanto all’interno quanto all’esterno.
L’Europa come “vero global player”
La conclusione è programmatica. La risposta ai “tempi nuovi” è un’Europa sovrana. Non un’Europa alternativa alla Nato, ma un suo pilastro forte. L’obiettivo è trasformare l’Unione in un “vero global player”, dotato di una propria strategia di sicurezza, capace di difendere libertà, sicurezza e competitività.
Un’Europa più unita e più forte, dunque, non per sostituire l’America, ma per rendere l’alleanza più equilibrata. È la visione di un continente che vuole restare fedele al legame atlantico, ma senza rinunciare alla propria identità.
Nel riconoscere il divario, Merz non certifica una rottura. Piuttosto, prova a governarla. Con realismo, e con l’ambizione di trasformare una frattura in una nuova architettura dell’Occidente.
