6 Ottobre 2026, martedì
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L’Ecce Homo di Antonello da Messina torna a casa: lo Stato lo acquista per 14,9 milioni di dollari

Capolavori ritrovati: Un rarissimo dipinto bifacciale del maestro del Rinascimento, sottratto all’asta di Sotheby’s, entra nelle collezioni pubbliche. Capodimonte in pole position, ma dalla Sicilia si leva un appello

Un capolavoro assoluto del Rinascimento italiano rientra finalmente in patria. L’Ecce Homo di Antonello da Messina, uno dei dipinti più rari e intensi del Quattrocento, è stato acquisito dallo Stato italiano attraverso una trattativa privata per 14,9 milioni di dollari, dopo essere stato clamorosamente ritirato all’ultimo momento dall’asta di Sotheby’s. A ufficializzare l’operazione è stata la stessa casa d’aste, che ha annunciato l’acquisto da parte del Ministero della Cultura, tramite il Direttorato generale Musei.

Una mossa silenziosa ma strategica, che ha consentito all’Italia di assicurarsi un’opera considerata da studiosi e storici dell’arte un vero unicum, probabilmente l’ultimo dipinto certo di Antonello ancora in mani private. La destinazione più accreditata è il Museo di Capodimonte a Napoli, ma non mancano le voci – e le pressioni – che ne rivendicano il ritorno in Sicilia, terra natale del pittore.

L’intuizione di Federico Zeri

A suggellare il valore dell’opera è anche la sua storia critica. Fu Federico Zeri, tra i più autorevoli storici dell’arte del Novecento, ad attribuire per primo il dipinto ad Antonello da Messina. In uno scritto del 1985, oggi conservato e rilanciato dalla Fondazione Federico Zeri di Bologna, il critico coglieva con impressionante lucidità la forza espressiva del volto di Cristo:
«Il Cristo assume, con questa smorfia, addirittura un aspetto che oggi si definirebbe mafioso. È un’opera giovanile ancora ignota alla letteratura artistica».

Parole che restituiscono tutta la modernità perturbante di un dipinto capace di rompere gli schemi iconografici del tempo, anticipando una resa psicologica che renderà Antonello uno dei grandi innovatori della pittura europea.

Un’opera rara, doppia, straordinaria

Delle opere di Antonello da Messina ci sono giunte poco più di quaranta tavole, un corpus esiguo che rende ogni nuova acquisizione un evento di portata internazionale. L’Ecce Homo appena acquistato è ancora più prezioso perché bifacciale: da un lato il Cristo coronato di spine, che emerge dall’oscurità dietro un parapetto, con gli occhi arrossati, gonfi di dolore, mentre il sangue scende sulla fronte e sul petto; dall’altro San Girolamo penitente, immerso in un paesaggio desertico, essenziale, quasi metafisico.

Si tratta del primo esemplare di una serie di Ecce Homo realizzati dall’artista. Le altre versioni sono oggi conservate al Metropolitan Museum of Art di New York, a Palazzo Spinola di Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza. Una quarta versione, nota solo attraverso fotografie storiche, risulta invece dispersa.

Una lunga storia collezionistica

La prima menzione documentata del dipinto risale all’inizio del Novecento, quando faceva parte di una collezione privata spagnola. Nel 1967 l’opera entrò nelle raccolte della Wildenstein & Co. di New York, per poi passare, attraverso una trattativa privata curata da Sotheby’s, al gallerista Fabrizio Moretti, che successivamente la cedette all’attuale proprietario.

Negli anni, il dipinto è stato protagonista di importanti esposizioni internazionali: dal Met di New York alle Scuderie del Quirinale, fino a Palazzo Reale di Milano. Sotheby’s aveva inoltre reso noto che l’opera era già stata richiesta per una grande mostra monografica su Antonello da Messina prevista nel 2028 al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. Ora, con l’ingresso nelle collezioni pubbliche italiane, si apre una nuova pagina della sua storia.

Giuli: «Un unicum del Quattrocento italiano»

A sottolineare il valore strategico dell’acquisizione è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli:
«L’opera rappresenta un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano, punto fondamentale nella strategia di ampliamento e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, da mettere a disposizione dei cittadini italiani e dei visitatori provenienti da tutto il mondo».

Con questo acquisto, lo Stato riporta in Italia un tassello essenziale della storia artistica del Rinascimento meridionale, riaffermando un principio sempre più centrale nella politica culturale: la tutela attiva, e non solo simbolica, dei grandi capolavori che raccontano l’identità del Paese.

Resta ora da sciogliere il nodo della collocazione definitiva. Capodimonte appare in vantaggio, ma dalla Sicilia – da Messina in particolare – si levano appelli affinché l’Ecce Homo possa tornare laddove tutto ebbe inizio. Un dibattito che, in fondo, testimonia il successo dell’operazione: un’opera ritrovata, contesa, finalmente restituita allo sguardo pubblico.

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