Il conflitto tra Russia e Ucraina entra nel suo 1439° giorno senza segnali di de-escalation sul terreno, mentre sul piano geopolitico iniziano a emergere movimenti che potrebbero incidere sugli equilibri futuri della guerra.
Nella notte tra lunedì 9 e martedì 10 febbraio, un elicottero delle forze armate ucraine è precipitato durante una missione di combattimento. A perdere la vita è stato l’intero equipaggio, come ha reso noto l’11ª brigata aerea dell’esercito separato “Kherson”. L’episodio si inserisce in una fase di particolare intensità delle operazioni militari, in cui Kiev continua a pagare un prezzo elevato in termini di uomini e mezzi, mentre il fronte resta segnato da combattimenti diffusi e logoranti.
Sul versante internazionale, intanto, si rafforza l’asse tra Nato e alleati asiatici. Secondo quanto riportato dall’agenzia Ukrinform, diversi funzionari dell’Alleanza atlantica avrebbero confermato all’emittente giapponese NHK che Tokyo sarebbe pronta ad annunciare formalmente, a breve, il proprio contributo all’iniziativa Purl (Prioritized Ukraine Requirements Lists), il meccanismo Nato pensato per coordinare e rendere più efficiente il sostegno militare all’Ucraina. Un passo che segnerebbe un ulteriore coinvolgimento del Giappone nel dossier ucraino e, più in generale, nel contenimento strategico della Russia, estendendo il perimetro della crisi ben oltre i confini europei.
Parallelamente, sul piano diplomatico, affiorano segnali di un possibile riavvicinamento tra Mosca e Parigi. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato l’esistenza di “contatti” avviati per esplorare la ripresa di un dialogo tra Russia e Francia. “In effetti, i contatti ci sono stati, possiamo confermarlo. Se lo si desidera e se necessario, contribuiranno a instaurare rapidamente un dialogo al più alto livello”, ha dichiarato Peskov, rispondendo alle domande su una presunta riattivazione dei canali tecnici tra i due Paesi.
La scorsa settimana l’agenzia Reuters aveva riferito di una missione a Mosca di Emmanuel Bonne, consigliere diplomatico del presidente francese Emmanuel Macron, un dettaglio che rafforza l’ipotesi di un’iniziativa diretta dell’Eliseo. Secondo il Cremlino, Parigi sarebbe al momento l’unica capitale europea ad aver mostrato una concreta disponibilità a riaprire il dialogo con Mosca. “Per quanto riguarda le altre capitali europee, finora non ci sono state iniziative di questo tipo”, ha sottolineato Peskov, evidenziando l’isolamento diplomatico in cui la Russia continua a muoversi sul fronte occidentale.
Mentre la guerra prosegue senza sconti sul campo, tra perdite umane e distruzione, il quadro che emerge è quello di una crisi sempre più globale, in cui alleanze militari, nuovi attori internazionali e tentativi di mediazione si intrecciano. Resta da capire se i timidi segnali di dialogo potranno tradursi in qualcosa di più concreto o se resteranno semplici manovre tattiche in un conflitto che, a quasi quattro anni dall’inizio, continua a riscrivere la geopolitica europea e mondiale.
