5 Ottobre 2026, lunedì
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Smog, segnali di svolta ma l’Italia resta in affanno

Legambiente: nel 2025 calano le città oltre i limiti di PM10, ma più della metà dei capoluoghi sarebbe già fuori legge con le regole Ue del 2030

L’aria delle città italiane migliora, ma il traguardo è ancora lontano. Il 2025 segna uno dei bilanci meno negativi dell’ultimo decennio sul fronte dell’inquinamento atmosferico, eppure i numeri raccontano un progresso troppo lento per poter parlare di vera svolta. A certificarlo è il nuovo rapporto di Legambiente, “Mal’Aria di città 2026”, che fotografa la qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia e mette in fila luci e ombre di una transizione ambientale ancora incompiuta.

Secondo il dossier, nel 2025 sono scese a 13 le città che hanno superato il limite giornaliero di PM10 – fissato a 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni l’anno – contro le 25 del 2024, le 18 del 2023 e le 29 del 2022. Un dato incoraggiante, che colloca l’anno appena concluso tra i migliori degli ultimi tempi. Ma la fotografia complessiva resta preoccupante.

Le città maglia nera e un miglioramento troppo lento

In cima alla classifica delle criticità figura Palermo, seguita da Milano, Napoli e Ragusa. Ed è proprio la lentezza del miglioramento a preoccupare maggiormente Legambiente: mantenendo l’attuale ritmo di riduzione delle polveri sottili, 33 città rischiano di non centrare gli obiettivi europei al 2030.

Il dato più allarmante emerge da una simulazione: se oggi fossero già in vigore i limiti UE previsti per il 2030, il 53% dei capoluoghi italiani risulterebbe fuori norma per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per il biossido di azoto (NO₂). Numeri che ridimensionano l’ottimismo e riportano l’attenzione sulla fragilità strutturale delle politiche anti-smog.

«Il Governo deve rafforzare le politiche per la qualità dell’aria, non indebolirle – avverte il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti –. È irragionevole tagliare risorse proprio mentre iniziano a vedersi segnali concreti di miglioramento». Secondo l’associazione, servono interventi strutturali su mobilità sostenibile, riscaldamento domestico, riqualificazione energetica degli edifici, riduzione delle emissioni industriali e un ripensamento profondo di agricoltura e allevamenti intensivi.

I numeri dello smog nel 2025

Nel dettaglio, Palermo ha registrato 89 giorni oltre i limiti, seguita da Milano (66), Napoli (64) e Ragusa (61). Subito dopo figurano Frosinone (55), Lodi e Monza (48), Cremona e Verona (44), Modena (40), Torino (39), Rovigo (37) e Venezia (36). Un dato positivo, tuttavia, emerge: nessuna città supera attualmente i valori medi annuali previsti dalla normativa vigente per PM10, PM2.5 e NO₂. Una soglia che però, dal 2030, diventerà molto più severa.

La spada di Damocle delle nuove regole europee

Legambiente ricorda che tra cinque anni entreranno in vigore parametri più stringenti: 20 µg/m³ per il PM10, 10 µg/m³ per il PM2.5 e 20 µg/m³ per il biossido di azoto. Un cambio di passo che rischia di cogliere l’Italia impreparata, come dimostra la nuova procedura di infrazione avviata a gennaio 2026 dalla Commissione europea per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC 2016. È la quarta contestazione comunitaria, che si aggiunge alle tre già aperte per il superamento dei limiti fissati dalla Direttiva Quadro Aria.

Pianura Padana, il grande malato d’Europa

Il report dedica ampio spazio alla Pianura Padana, confermata come una delle aree più inquinate del continente. Qui le concentrazioni di inquinanti restano elevate non solo nei grandi centri urbani, ma sempre più spesso anche nei comuni medi, piccoli e nelle aree rurali, complice il peso degli allevamenti intensivi e delle attività agricole.

Guardando al 2030, 55 città su 103 non rispettano già oggi il futuro limite del PM10. Le più lontane dall’obiettivo sono Cremona, Lodi, Cagliari, Verona, Torino e Napoli. La situazione peggiora ulteriormente sul fronte del PM2.5: 68 città su 93 superano la soglia prevista, con casi particolarmente critici a Monza, Cremona, Rovigo, Milano, Pavia e Vicenza. Per il biossido di azoto, infine, 40 città su 105 risultano oltre il limite futuro, con Napoli, Torino, Palermo, Milano, Como e Catania in testa.

Fondi tagliati e rischio sanzioni

A rendere il quadro ancora più fragile è la scelta, criticata apertamente da Legambiente, di ridurre drasticamente dal 2026 le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano. «Non è la direzione giusta – conclude Zampetti –. Lasciare soli i territori più complessi del Paese è una scelta miope, che espone l’Italia a nuove infrazioni e a pesanti sanzioni europee».

In sintesi, lo smog arretra ma non molla la presa. E senza un’accelerazione decisa delle politiche ambientali, il rischio è che i timidi progressi di oggi si trasformino domani in un conto salato da pagare a Bruxelles – e soprattutto nei polmoni dei cittadini.

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