26 Ottobre 2026, lunedì
HomeMondoSuper Bowl, Trump contro Bad Bunny: “Uno spettacolo indegno, un affronto all’America”

Super Bowl, Trump contro Bad Bunny: “Uno spettacolo indegno, un affronto all’America”

Halftime Show sotto accusa, polemica globale dopo il Super Bowl: il presidente Usa attacca l’artista portoricano e riaccende lo scontro culturale sull’identità americana

Lo spettacolo più seguito dell’anno negli Stati Uniti si è trasformato in un nuovo campo di battaglia politica e culturale. All’indomani del Super Bowl, Donald Trump affonda il colpo contro l’Halftime Show firmato da Bad Bunny, definendolo senza mezzi termini “il più brutto di sempre” e accusandolo di non rappresentare “la grandezza dell’America”.

L’attacco arriva, come di consueto, da Truth Social. “Assolutamente terribile, uno dei peggiori show di sempre. Non ha alcun senso ed è un affronto alla grandezza dell’America, non riflette i nostri standard di successo, creatività o eccellenza”, scrive il presidente americano, scatenando un’ondata di reazioni e riportando il Super Bowl al centro di una frattura che va ben oltre la musica.

Nel mirino di Trump finisce soprattutto la scelta artistica e linguistica della performance. “Nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio – aggiunge – e il ballo è disgustoso, soprattutto per i bambini che lo guardano in tutti gli Stati Uniti e nel mondo”. Per il presidente, l’Halftime Show è stato un vero e proprio “pugno in faccia al Paese”, aggravato, a suo dire, dalla prevedibile benevolenza dei media: “Riceverà ottime recensioni da chi non ha la minima idea di cosa succede nel mondo reale”. Chiusura affidata, ancora una volta, allo slogan che accompagna la sua presidenza: “MAKE AMERICA GREAT AGAIN!”.

Al centro delle polemiche c’è uno spettacolo che, nel bene o nel male, ha segnato una svolta storica. Sul palco del Levi’s Stadium di Santa Clara, in California, Bad Bunny è diventato il primo artista a esibirsi prevalentemente in spagnolo durante l’Halftime Show del Super Bowl. Tredici minuti di musica e coreografie che hanno mescolato pop latino, cultura urbana e messaggi simbolici. Vestito interamente di bianco, con il cognome stampato sulla maglia, l’artista portoricano ha aperto con Tití Me Preguntó, alternando momenti spettacolari a incursioni cinematografiche e musicali.

Non sono mancati i cameo: da Pedro Pascal a Jessica Alba, passando per Cardi B e Karol G. A sorpresa, Lady Gaga ha reinterpretato Die with a Smile in chiave salsa, seguita dall’ingresso di Ricky Martin. Nel finale, Bad Bunny ha sventolato la bandiera degli Stati Uniti, chiudendo con un messaggio proiettato sul maxi schermo: “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”. Una frase che per molti ha rappresentato il cuore dello show, per altri l’ennesima provocazione.

Mentre fuori dal campo infuriava la polemica, sul terreno di gioco il verdetto è stato netto. I Seattle Seahawks hanno dominato il Super Bowl imponendosi sui New England Patriots con il punteggio di 29 a 13. Una partita controllata dall’inizio alla fine dalla difesa di Seattle, protagonista assoluta di una vittoria che consegna alla franchigia il secondo titolo NFL della sua storia. Per i Patriots, che inseguivano simbolicamente il ritorno ai fasti dell’era Tom Brady – sei Super Bowl conquistati tra il 2001 e il 2018 – non c’è stato spazio per la rimonta: la superiorità dei Seahawks è apparsa evidente in ogni fase del match.

Tra trionfi sportivi e scontri ideologici, il Super Bowl si conferma così molto più di una finale di football: uno specchio delle tensioni che attraversano l’America contemporanea, dove anche uno show musicale può diventare terreno di scontro sull’identità, la cultura e il futuro del Paese.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti