12 Ottobre 2026, lunedì
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Referendum sulla giustizia, il governo ritocca il quesito ma non il calendario

Il Consiglio dei ministri conferma il voto il 22 e 23 marzo: nel testo saranno richiamati gli articoli della Costituzione interessati dalla riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati

Il calendario non si tocca, il quesito sì. Il Consiglio dei ministri ha deciso di confermare le date del referendum sulla giustizia — fissato per il 22 e 23 marzo — introducendo però un’integrazione formale al testo sottoposto agli elettori. Secondo quanto si apprende, il governo ha stabilito che nel quesito vengano esplicitamente richiamati gli articoli della Costituzione destinati a essere modificati dalla riforma che prevede la separazione delle carriere dei magistrati.

La scelta risponde all’esigenza di rendere più chiaro e completo il perimetro della consultazione, offrendo agli elettori un quadro normativo più trasparente dell’intervento riformatore. L’integrazione non incide sul contenuto sostanziale della proposta, né riapre il dibattito sui tempi: l’appuntamento con le urne resta confermato, così come l’impianto complessivo della riforma in discussione.

Al centro del referendum vi è uno dei nodi più sensibili del sistema giudiziario italiano: la distinzione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. Un tema che, negli anni, ha alimentato un confronto politico e istituzionale acceso, intrecciando questioni di autonomia, indipendenza e assetto dei poteri dello Stato. Proprio per questo, l’esplicitazione dei riferimenti costituzionali viene letta come un passaggio volto a rafforzare la consapevolezza dell’elettorato e a ridurre ambiguità interpretative.

Con la decisione assunta a Palazzo Chigi, il governo punta dunque a blindare il percorso verso il voto, evitando slittamenti e chiarendo i termini della scelta che sarà rimessa ai cittadini. La campagna referendaria entra così nella sua fase decisiva, con la data cerchiata in rosso sul calendario e un quesito che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrà parlare con maggiore precisione al Paese chiamato a esprimersi.

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