24 Ottobre 2026, sabato
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Wall Street vola, il biglietto verde arretra: l’America dei mercati corre mentre l’Europa frena

Dollaro debole, oro in corsa e mercati sospesi tra record e attese di politica monetaria

Le Borse europee aprono la seduta con passo prudente, all’indomani di una nuova giornata da incorniciare per Wall Street. Negli Stati Uniti l’indice S&P 500 ha ritoccato ancora una volta i massimi storici, chiudendo a 6.958,83 punti e avvicinandosi sempre più alla soglia psicologica dei 7.000. Un rally che convive però con un dollaro in evidente difficoltà, scivolato sui minimi degli ultimi quattro anni, e con la corsa senza sosta dell’oro, che ha superato quota 5.200 dollari l’oncia.

In questo contesto di mercati tirati e valute in movimento, l’Europa sceglie la cautela. A Milano il Ftse Mib oscilla attorno alla parità (-0,04% nei primi scambi), Francoforte avanza di un impercettibile +0,01%, mentre Parigi (-0,67%), Madrid (-0,39%) e Londra (-0,06%) mostrano un andamento più debole. L’euro intanto rafforza la propria posizione e supera 1,20 dollari, livello che non veniva toccato dal giugno 2021.

Chip e tecnologia sotto i riflettori

L’attenzione degli investitori resta concentrata sul comparto tecnologico, soprattutto in Asia. La Borsa di Tokyo chiude sostanzialmente invariata, con il mercato che monitora da vicino l’andamento dello yen. Nel resto del continente asiatico, invece, i titoli tech sostengono i listini: pesa l’annuncio di SoftBank, pronta a investire fino a 30 miliardi di dollari in OpenAI, mentre dalla Cina arriva il via libera all’importazione dei chip Nvidia, segnale distensivo su un fronte strategico come quello dei semiconduttori.

A Piazza Affari si mettono in luce i titoli legati ai chip e alla tecnologia: StMicroelectronics balza di oltre il 6%, sostenuta dalle prospettive positive di colossi come Asml e Texas Instruments. Segno opposto per il lusso, penalizzato dalle trimestrali: Lvmh arretra di circa il 5% dopo i conti, trascinando al ribasso l’intero comparto, con Ferragamo in flessione del 6% e Moncler in calo di circa il 3%.

Il giorno della Fed

La giornata è però dominata dall’attesa per la Federal Reserve. La banca centrale americana dovrebbe confermare la pausa sui tassi di interesse, lasciandoli invariati, ma i mercati guardano già oltre, cercando indizi sulle prossime mosse di politica monetaria. Sullo sfondo pesano anche le tensioni istituzionali tra la Casa Bianca e la Fed, insieme alle speculazioni sul futuro successore di Jerome Powell: elementi che contribuiscono a indebolire ulteriormente il dollaro.

Il biglietto verde resta sotto pressione, mentre l’oro continua a fungere da bene rifugio per eccellenza: il metallo prezioso punta ora ai 5.300 dollari l’oncia, con le quotazioni spot salite a 5.281 dollari (+1,92%). Ancora più marcato il movimento dell’argento, che dopo una seduta volatile mette a segno un balzo di quasi l’8%, portandosi a 114,3 dollari l’oncia.

Materie prime, spread e rendimenti

Sul fronte energetico i prezzi del petrolio mostrano un moderato recupero: il Wti con consegna a marzo sale dello 0,29% a 62,57 dollari al barile, mentre il Brent si attesta a 67,69 dollari (+0,18%). In lieve rialzo anche il gas naturale europeo, con i contratti ad Amsterdam a 38,8 euro al megawattora.

Buone notizie arrivano infine dal mercato obbligazionario italiano: lo spread tra Btp e Bund scende sotto la soglia dei 60 punti base, attestandosi a 59 punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,44%. Un segnale di fiducia che accompagna una fase di mercati globali sospesi tra euforia americana, debolezza del dollaro e grande attesa per le prossime decisioni della banca centrale più potente del mondo.

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