23 Ottobre 2026, venerdì
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Disuguaglianza pensionistica

Pensioni, il divario che non si chiude: alle donne assegni ancora più bassi del 26% rispetto agli uomini

Il divario di genere non si ferma alla carriera lavorativa: prosegue, e in modo marcato, anche al momento della pensione. I dati Inps relativi al 2025 fotografano una distanza ancora profonda tra uomini e donne negli importi degli assegni previdenziali di nuova liquidazione, confermando una disuguaglianza strutturale che affonda le radici lungo tutto l’arco della vita professionale.

Nel dettaglio, l’importo medio delle nuove pensioni liquidate alle donne si attesta a 1.056 euro mensili, contro i 1.437 euro riconosciuti agli uomini. La differenza è netta: -26,51%. Un divario che resta sostanzialmente invariato anche restringendo l’analisi alle sole gestioni previdenziali — quindi escludendo gli assegni sociali — dove le donne percepiscono in media 1.139 euro al mese, a fronte dei 1.545 euro degli uomini, con uno scarto del 26,28%.

Numeri che non nascono dal nulla. A pesare, innanzitutto, è la durata delle carriere lavorative, generalmente più lunga per gli uomini, che consente un accumulo contributivo maggiore. Incide poi il livello delle retribuzioni, ancora oggi mediamente più basso per le donne, riflesso di un persistente gender pay gap. Ma non è tutto: il tasso di occupazione femminile, più contenuto rispetto a quello maschile, riduce ulteriormente la continuità contributiva, mentre la maggiore frequenza di interruzioni lavorative — spesso legate alla cura familiare — lascia un segno duraturo sugli assegni finali.

A completare il quadro c’è il ricorso più frequente, da parte delle donne, alle pensioni ai superstiti, che rappresentano una forma di tutela fondamentale ma che, per loro natura, si traducono in importi più contenuti rispetto alle pensioni dirette maturate su carriere complete.

Il risultato è un sistema che, pur garantendo formalmente pari diritti, restituisce esiti profondamente diversi. E se la pensione dovrebbe essere il punto di arrivo di una vita di lavoro, per molte donne continua a rappresentare anche l’ultimo, evidente capitolo di una disuguaglianza che attraversa l’intero percorso professionale.

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