Nel giorno della festività islamica dell’Eid al-Mab’ath, la Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, torna ad alzare il tono dello scontro verbale con gli Stati Uniti e chiama direttamente in causa Donald Trump. In un messaggio diffuso attraverso il suo profilo ufficiale su X, l’ayatollah ha attribuito all’ex presidente americano una responsabilità diretta per le vittime e i danni registrati in Iran nel corso delle proteste degli ultimi giorni.
«Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie rivolte alla nazione iraniana», ha affermato Khamenei, inserendo le accuse in un quadro più ampio di ostilità e pressione internazionale contro Teheran. Parole dure, pronunciate in una ricorrenza religiosa tradizionalmente dedicata alla riflessione spirituale, che assumono così un forte valore politico e simbolico.
Secondo la leadership iraniana, le tensioni interne e le manifestazioni che hanno attraversato il Paese sarebbero anche il risultato di interferenze esterne e di una strategia statunitense volta a destabilizzare la Repubblica islamica. L’attacco a Trump si colloca dunque nel solco di una narrativa consolidata, che individua in Washington uno dei principali responsabili delle crisi politiche e sociali iraniane.
Il messaggio di Khamenei contribuisce ad alimentare un clima già segnato da forti contrapposizioni diplomatiche, confermando come il rapporto tra Iran e Stati Uniti resti uno dei nodi più delicati dello scenario internazionale, anche a distanza di anni dalla fine della presidenza Trump.
