7 Ottobre 2026, mercoledì
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Coltelli, gelosia e social: la foto con una ragazza dietro l’omicidio di Youssef Abanoub

Dramma all’istituto professionale “Domenico Chiodo”. Fermato un 19enne compagno di scuola. Il caso scuote la politica e riapre il tema della prevenzione

Una fotografia condivisa – o forse mai pubblicata – sui social sarebbe all’origine dell’omicidio di Youssef Abanoub, lo studente diciottenne di origini egiziane ucciso a coltellate all’interno dell’Istituto professionale “Domenico Chiodo” di La Spezia. Un delitto maturato tra i banchi di scuola, che riporta drammaticamente al centro il tema della sicurezza negli istituti e delle tensioni giovanili che, senza segnali intercettati in tempo, possono trasformarsi in tragedia.

Per l’aggressione è stato arrestato Zouhair Atif, 19 anni, di nazionalità marocchina, residente ad Arcola e studente dello stesso istituto. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il giovane avrebbe ammesso le proprie intenzioni subito dopo il fermo: «Volevo ucciderlo. Non doveva permettersi di mettere sui social una foto con la mia ragazza».

Un movente che, tuttavia, resta ancora in parte da chiarire. Amici e familiari di Youssef sostengono infatti che il ragazzo non fosse attivo sui social network e che l’immagine indicata dall’indagato potrebbe essere molto datata, risalente ad anni prima, se non addirittura mai pubblicata. Un elemento che gli inquirenti stanno verificando per comprendere se la gelosia fosse fondata su un episodio concreto o su una convinzione maturata nel tempo.

A emergere con forza è anche il tema della prevenzione mancata. Lo zio della vittima racconta un retroscena inquietante: «Non era la prima volta che quel ragazzo portava il coltello in classe. I suoi compagni lo possono confermare. Sarà successo almeno quattro volte». Episodi che, se accertati, aprirebbero interrogativi pesanti sul sistema di vigilanza e sulle segnalazioni interne alla scuola.

L’uomo dice di non sapere se quei comportamenti fossero stati formalmente comunicati ai responsabili dell’istituto, ma aggiunge: «Non riesco a immaginare che non lo sapessero. Questa cosa andava fermata subito, prima di arrivare a questo punto». Poi l’appello: «Spero che la giustizia faccia il suo corso, altrimenti ci saranno altri accoltellati».

La tragedia ha suscitato anche una forte reazione politica. Sandro Ruotolo, europarlamentare del Partito democratico, parla di una ferita che va ben oltre il singolo fatto di cronaca. «La morte di Abanoub Youssef ci lascia sgomenti e profondamente addolorati. Si muore e si uccide a 18, 19, 15, 16 anni. È il segno di un tempo attraversato dall’odio e dalla violenza, sempre più normalizzati, come se fossero inevitabili», afferma.

Ruotolo denuncia l’avanzare di una cultura del fai-da-te, in cui le armi circolano con facilità, le solitudini si radicalizzano e i modelli violenti diventano linguaggio quotidiano. «Non basta rispondere solo con la repressione. Punire senza prevenire non cura, non ricostruisce, non salva», sottolinea, indicando nella questione minorile il nodo centrale del Paese, «da La Spezia a Napoli, da Milano a Roma, da Nord a Sud».

Secondo l’esponente dem, gli anticorpi sociali tradizionali non bastano più: «La famiglia non è più un anticorpo sufficiente. La scuola non è più un anticorpo sufficiente. La solitudine, invece, cresce e domina». Ed è proprio in questo vuoto che si consuma la frattura più profonda, quando – aggiunge – molti adolescenti incontrano lo Stato, la legalità e perfino i sogni solo entrando in carcere.

«Interventi tempestivi e mirati sarebbero decisivi», conclude Ruotolo, «permetterebbero di fermarsi, riflettere, interrompere una spirale che nasce dall’istinto e dall’istante. È il contesto, profondamente inquinato, che va bonificato. Il carcere minorile, troppo spesso, non è la soluzione ma parte del problema. Chi sbaglia non deve semplicemente pagare. Deve poter cambiare».

Intanto La Spezia resta sotto shock per un omicidio che scuote l’intero Paese: un ragazzo ucciso a scuola, per una gelosia forse infondata, in un contesto dove segnali e allarmi sembrano non essere stati ascoltati in tempo.

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