Durante la conferenza stampa di apertura del nuovo anno, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha acceso i riflettori sulla sicurezza e sulla collaborazione fra istituzioni, puntando il dito contro alcune decisioni della magistratura che, a suo avviso, avrebbero reso vani gli sforzi del governo e delle forze dell’ordine.
“Se vogliamo garantire sicurezza ai cittadini, dobbiamo muoverci tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura, che è parte fondamentale di questo disegno”, ha affermato Meloni, citando alcuni episodi recenti. Tra questi, il caso dell’imam di Torino, la cui espulsione, disposta dal ministro dell’Interno per motivi di sicurezza, sarebbe stata bloccata dal giudice; l’omicidio di un bambino da parte della madre, che era già stata denunciata per precedenti tentativi di omicidio; e l’arresto di un uomo ad Acerra per lo sversamento di rifiuti nocivi, seguito da una rapida scarcerazione. “Potrei citare decine di esempi simili – ha sottolineato la premier – Quando ciò accade, il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento rischia di risultare inutile. Un appello alla collaborazione istituzionale può fare davvero la differenza”.
Non si è fatta attendere la replica dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), che ha definito “pericolosa” la costante delegittimazione dei magistrati. In una nota ufficiale, l’Anm ricorda che “i magistrati italiani svolgono il compito previsto dalla Costituzione, applicando la legge e tutelando i diritti dei cittadini, in maniera equilibrata nonostante i pesanti attacchi ricevuti”. L’associazione ha poi sottolineato che, per migliorare l’efficienza della giustizia, sarebbe più utile che il governo affrontasse temi concreti come i tagli in legge di Bilancio, la situazione dei precari e le criticità legate all’informatica e all’edilizia giudiziaria. “Risposte su questi fronti – conclude l’Anm – servirebbero a garantire un servizio migliore agli italiani”.
Tra tensioni e richiami all’unità, il dibattito sulla sicurezza e sui confini del ruolo delle istituzioni giudiziarie e politiche sembra destinato a occupare un posto centrale anche nel 2026.
