6 Ottobre 2026, martedì
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Zan: “L’attacco al Venezuela è un atto di guerra. La democrazia non si impone con le armi”

L’europarlamentare Pd condanna l’azione militare di Trump contro Caracas: «Violato il diritto internazionale». Duro affondo anche contro il governo Meloni: «Inaccettabile legittimare una guerra che la nostra Costituzione ripudia». Appello all’Europa: «Serve una voce unica e la via della diplomazia».

L’attacco militare ordinato da Donald Trump contro il Venezuela rappresenta una grave violazione del diritto internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. A denunciarlo con fermezza è Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale ed europarlamentare del Partito democratico, che definisce l’operazione statunitense «un’aggressione unilaterale, un vero e proprio atto di guerra, privo di qualsiasi legittimazione».

Zan non fa sconti neppure al regime di Nicolás Maduro, ribadendo una condanna netta e senza ambiguità per le continue violazioni dei diritti umani e dei principi democratici perpetrate dal governo venezuelano. Ma, sottolinea, questa realtà non può in alcun modo trasformarsi in un alibi per l’uso della forza. «La storia recente – osserva – ci ha già insegnato che la democrazia non si esporta con le armi. Ogni tentativo di imporla militarmente produce solo instabilità, sofferenza e nuove ingiustizie».

Particolarmente severo il giudizio sul comportamento dell’esecutivo italiano. Secondo Zan è «grave e preoccupante» che il governo guidato da Giorgia Meloni arrivi a giustificare o persino a tentare di legittimare un’azione militare di questo tipo. «È una posizione – afferma – che contraddice apertamente la nostra Costituzione, la quale ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali».

Da qui l’appello all’Unione europea, chiamata a uscire dall’ambiguità e dalle divisioni. «L’Europa – conclude Zan – deve parlare con una sola voce, impegnarsi per il ripristino e la difesa del diritto internazionale e attivare immediatamente tutti gli strumenti della diplomazia. Solo così si può lavorare davvero per la pace e la stabilità, senza alimentare nuove spirali di violenza».

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