15 Luglio 2026, mercoledì
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Aurora Livoli, l’accusa è di omicidio volontario: fermato un 56enne con precedenti per violenza sessuale

Indagini serrate sulla morte della 19enne trovata senza vita in un cortile della periferia nord di Milano. L’uomo fermato era già sotto osservazione per un’aggressione in metropolitana

Il quadro investigativo sulla morte di Aurora Livoli, la giovane di 19 anni ritrovata senza vita in un cortile della periferia nord di Milano, si fa sempre più grave. Nella serata del 30 dicembre i carabinieri hanno fermato un 56enne di origine peruviana, irregolare sul territorio nazionale e già noto alle forze dell’ordine, ora indagato per omicidio volontario.

Il corpo della ragazza era stato scoperto la mattina del 29 dicembre nel cortile di via privata Paruta 74: Aurora giaceva a terra con i jeans abbassati e evidenti segni di strangolamento al collo, elementi che sin da subito avevano indirizzato le indagini verso una morte violenta. A stringere il cerchio attorno al sospettato sono stati i militari del Nucleo Investigativo di Milano e del Nucleo Operativo della Compagnia Milano Porta Monforte, che da giorni stavano ricostruendo i movimenti dell’uomo.

Il 56enne era infatti già gravemente indiziato di una tentata rapina aggravata, avvenuta la sera del 28 dicembre all’interno della stazione della metropolitana M2 Cimiano. In quell’occasione aveva aggredito alle spalle una 19enne peruviana, rimasta sola sulla banchina: dopo averle sottratto il telefono, l’aveva stretta a lungo al collo con un braccio, tappandole la bocca con l’altra mano per impedirle di chiedere aiuto. L’uomo aveva poi tentato di trascinarla in un angolo appartato della stazione, ma l’arrivo di un treno aveva dato alla giovane la forza di reagire. Riuscita a divincolarsi e a recuperare il cellulare, era stata soccorsa dai passanti, mentre l’aggressore si dileguava, cercando anche di confondersi tra la folla indossando al contrario un giubbotto double face.

Determinanti, per l’identificazione, sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza della metropolitana, che hanno permesso agli investigatori di collegare l’uomo all’episodio e di concentrare su di lui i sospetti anche per la morte di Aurora. Il fermato vanta precedenti per violenza sessuale, un elemento che pesa ulteriormente nella valutazione degli inquirenti.

Intanto, il dolore della famiglia della giovane si è materializzato in un messaggio semplice e straziante, lasciato accanto a un mazzo di fiori bianchi nel luogo del ritrovamento: «Con amore immenso alla gioia di mamma e papà, Aurora nostra». Nella mattinata successiva, i genitori hanno riconosciuto il corpo all’Istituto di medicina legale, consegnando anche alcuni oggetti personali per l’estrazione del Dna, procedura necessaria poiché Aurora era figlia adottiva della coppia.

Aurora Livoli era una ragazza conosciuta e stimata nel suo territorio. Aveva frequentato l’Itis Pacinotti, lo stesso istituto di Paolo Mendico, il 14enne che nel settembre scorso si è tolto la vita, secondo la denuncia dei genitori, a causa di continui episodi di bullismo. Come confermato dalla dirigente scolastica, Aurora si era diplomata lo scorso anno nella sede di Fondi, mentre Paolo frequentava la sede distaccata di Santi Cosma e Damiano.

Le indagini proseguono ora per chiarire in modo definitivo la dinamica e le responsabilità della morte della 19enne. Milano, intanto, si interroga sull’ennesima tragedia che colpisce una giovane vita e sulla scia di violenza che sembra non arrestarsi.

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