Il conto alla rovescia, per molti italiani, non è quello che accompagna la notte di Capodanno. È il tempo che manca alla fine della cassa integrazione, alla scadenza di un contratto, all’ennesima bolletta da pagare con uno stipendio che non basta più. Da questa realtà prende le mosse l’intervento di Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, che affida ai social un messaggio di fine anno dal forte impatto politico e umano.
In un video costruito con le testimonianze dei lavoratori incontrati nel corso del 2025 davanti ai cancelli di aziende in crisi, Appendino restituisce il volto di un’Italia che entra nel 2026 senza certezze. “Mentre molti festeggiano l’anno nuovo, migliaia di famiglie vivono l’incognita del lavoro che vacilla”, sottolinea la parlamentare, ricordando gli incontri, le proteste, ma soprattutto la determinazione di chi non vuole arrendersi. “Ho ascoltato la vostra rabbia – dice – ma anche una straordinaria voglia di non mollare. Vi ho promesso che non vi avrei lasciati soli”.
Da qui l’augurio che diventa impegno politico: “Che il lavoro torni a essere mezzo di riscatto e non di ricatto”. Un messaggio rivolto a chi presidia le fabbriche anche nei giorni di festa, a chi difende il proprio futuro e quello della propria famiglia. “Siete la ragione per cui siamo in Parlamento – conclude – e noi saremo al vostro fianco”.
Sul versante economico, il giudizio dell’opposizione sulla legge di bilancio appena approvata è altrettanto netto. Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria del Partito democratico, boccia senza appello la manovra del governo Meloni, definendola “lontana dalla vita reale degli italiani”.
I numeri, secondo Misiani, raccontano un Paese in difficoltà: prezzi dei beni alimentari cresciuti di oltre il 25% negli ultimi anni, salari reali in calo, quasi sei milioni di persone costrette a rinunciare alle cure. A questo si aggiunge una produzione industriale in flessione da quasi tre anni e un’economia ferma nella stagnazione, nonostante l’apporto del PNRR.
“La quarta legge di bilancio della destra si limita a certificare la crescita zero, con l’Italia fanalino di coda in Europa”, accusa l’esponente dem. Nel mirino finiscono l’assenza di misure strutturali sul costo dell’energia e la mancanza di una vera politica industriale. Il governo, osserva Misiani, rivendica la riduzione del deficit ma ne tace il rovescio della medaglia: una pressione fiscale ai massimi dell’ultimo decennio e servizi essenziali sempre più in affanno, a partire dalla sanità.
Secondo le analisi di Istat e Ufficio parlamentare di bilancio, prosegue Misiani, la manovra favorisce i redditi più alti a scapito dei ceti medi e popolari. I benefici fiscali maggiori vanno a chi guadagna di più, mentre per finanziare queste scelte si comprimono le risorse destinate a sanità, scuola, università e welfare. Tagli che colpiscono anche il trasporto pubblico e il diritto alla casa, con promesse su pensioni e tasse rimaste, a suo dire, lettera morta.
Le proposte alternative avanzate dall’opposizione sono state tutte respinte da una maggioranza “chiusa a riccio”, conclude Misiani. “Dopo tre anni non bastano più gli alibi. La propaganda non regge: gli italiani vivono ogni giorno sulla propria pelle il fallimento di questa politica economica. Per cambiare davvero il Paese è tempo di imboccare una strada diversa”.
Due interventi diversi per toni e contesto, ma uniti da un filo comune: la denuncia di una distanza crescente tra le scelte del governo e le condizioni reali di chi lavora, produce e fatica ad arrivare a fine mese.
