La Banca centrale russa alza il tiro nella sua battaglia legale contro i blocchi sui capitali all’estero. Dopo aver avviato una causa presso il Tribunale arbitrale di Mosca contro il fondo belga Euroclear, per ottenere un risarcimento di circa 200 miliardi di euro, il regolatore russo ha annunciato che intende adottare lo stesso approccio nei confronti di altre “banche europee”.
Secondo la Banca centrale, le cause riguardano “i continui tentativi delle autorità dell’Unione europea di effettuare prelievi o utilizzare in modo illegale i nostri asset depositati presso istituti finanziari dell’UE”. Il comunicato, diffuso tramite il canale Telegram ufficiale, sottolinea che la strategia legale non si limiterà a Euroclear, dove sono concentrati gran parte dei capitali congelati, ma si estenderà a tutti gli istituti coinvolti nel blocco dei fondi russi.
L’iniziativa segna un’escalation significativa nelle tensioni finanziarie tra Mosca e Bruxelles, in un contesto già complesso a causa delle sanzioni internazionali imposte alla Russia. La mossa legale punta a ottenere il recupero di somme ingenti, formalmente congelate, e a contestare l’operato di banche e autorità europee, accusate di aver agito senza rispettare i diritti della Banca centrale russa.
Con questa strategia, la Russia non solo cerca di proteggere i propri asset all’estero, ma lancia anche un segnale politico chiaro, sfidando le istituzioni finanziarie europee sul terreno legale. La vicenda, destinata a prolungarsi, potrebbe avere ripercussioni importanti sui rapporti economico-finanziari tra Russia ed Europa, mettendo nuovamente sotto i riflettori il tema della sicurezza e della gestione dei capitali congelati.
