6 Ottobre 2026, martedì
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L’arte saluta Silvio Craia, instancabile maestro maceratese

Una vita intera spesa a creare: pittura, scultura e sperimentazione senza confini

Il mondo dell’arte marchigiana e nazionale piange Silvio Craia, artista maceratese scomparso nella serata di ieri all’età di 88 anni. Nato a Corridonia nel febbraio del 1937, Craia ha attraversato oltre mezzo secolo di ricerca e produzione artistica lasciando un segno profondo e riconoscibile, fatto di libertà espressiva, sperimentazione continua e una dedizione totale al fare artistico.

Formatosi all’Istituto d’Arte di Macerata, Craia iniziò giovanissimo un percorso che non avrebbe più abbandonato. Quella scuola, frequentata in anni di straordinario fermento culturale, rappresentò per lui il luogo in cui la passione si trasformò in vocazione. «Ho sempre avuto la passione per l’arte – raccontava nel 2017 al Carlino, in occasione dei suoi ottant’anni – ma questa è esplosa all’istituto d’arte, insieme a maestri come Trubbiani, Ferretti e Cegna». Un ambiente fertile, che però non lo spinse mai all’imitazione: Craia rivendicò sempre la scelta di seguire una strada personale, guidata dalla visione interiore e dalla fantasia.

I numeri della sua produzione sono impressionanti: oltre 40mila opere realizzate nell’arco di una vita, tra dipinti, sculture e lavori polimaterici. Neppure negli ultimi anni aveva messo da parte tele e pennelli. Il suo laboratorio di via Beniamino Gigli, a Macerata, è rimasto fino all’ultimo un luogo vivo, in cui l’artista era costantemente intento a creare: quadri, sculture, presepi in legno, opere nate dall’utilizzo dei materiali più diversi, spesso recuperati e trasformati in nuova forma espressiva.

Negli anni Sessanta Craia aderì al movimento Agrà, fondato da Sante Monachesi, per il quale realizzò numerosi manifesti. Seguirono le esperienze delle Idrologie, sviluppate insieme a Giorgio Cegna ed Emilio Villa: opere presentate per la prima volta nel 1970 alla galleria Il Centro di Napoli e successivamente approdate anche alla Biennale, a testimonianza di un linguaggio capace di dialogare con i circuiti più avanzati dell’arte contemporanea.

Importante anche il ciclo dei Recuperi formidabili, in cui materiali di scarto e oggetti dismessi diventavano materia poetica, e l’attività scultorea legata allo spazio pubblico. Tra le opere più note, il monumento dedicato ai caduti sul lavoro di Corridonia e il mappamondo in omaggio a padre Matteo Ricci. Negli ultimi anni Craia si era avvicinato con rinnovato entusiasmo anche alla ceramica, confermando una curiosità creativa mai sopita.

La figura di Silvio Craia non si limitava alla produzione artistica. Da decenni era presenza ferrea e amica di tutti i grandi eventi culturali italiani, tra cui lo Spoleto Art Festival e tutte le sue declinazioni e partnership, dove la sua esperienza, il suo rigore e la sua straordinaria disponibilità lo rendevano un punto di riferimento amato da colleghi e pubblico.

Nel 2017 il Comune di Macerata gli rese omaggio con una grande mostra diffusa, ospitata a palazzo Buonaccorsi, negli ex locali della Tipografia operaia e alla biblioteca Mozzi Borgetti: un riconoscimento istituzionale che celebrava non solo la quantità, ma soprattutto la coerenza e la vitalità di un percorso artistico unico.

Con la scomparsa di Silvio Craia se ne va un protagonista discreto ma fondamentale della scena artistica italiana, un uomo che ha fatto dell’arte una linfa quotidiana e che fino all’ultimo ha continuato a guardare il mondo con gli occhi curiosi e liberi del creatore, lasciando un’eredità fatta di passione, dedizione e amicizie profonde nel panorama culturale del nostro Paese.

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