Il traguardo di una tregua in Ucraina appare oggi più vicino che mai. Al termine di due giornate di intensi colloqui a Berlino, Stati Uniti, Unione europea e Ucraina hanno ritrovato un asse politico e diplomatico che rafforza concretamente le possibilità di fermare le armi. «Il 90% delle questioni è stato risolto», hanno fatto trapelare fonti europee, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato senza mezzi termini di una chance “reale”, «mai così grande come adesso».
In serata è arrivata la conferma da Washington. Donald Trump, intervenendo dopo una serie di contatti con i principali leader occidentali, ha dichiarato: «Siamo più vicini che mai alla fine della guerra». Il presidente statunitense ha riferito di una «buona conversazione» con Volodymyr Zelensky e con i leader di Germania, Italia, Nato, Finlandia, Francia, Regno Unito, Polonia, Norvegia, Danimarca e Paesi Bassi, sottolineando come «le cose stiano apparentemente andando bene».
Sul piano operativo, i leader europei hanno compiuto un passo ulteriore, formalizzando la disponibilità a creare una forza multinazionale in Ucraina a guida europea, alimentata dai contributi dei Paesi della cosiddetta “coalizione dei Volenterosi”. Una presenza che sarebbe sostenuta dagli Stati Uniti e affiancata da «un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Usa con partecipazione internazionale». Secondo il sito Axios, il percorso negoziale potrebbe proseguire già nel fine settimana, con possibili colloqui di pace a Miami.
Intanto, dal fronte arrivano notizie contrastanti. I media russi rivendicano nuovi successi militari: l’agenzia Tass riferisce che tutte le aree della città di Kupyansk, nella regione di Kharkiv, sarebbero sotto il controllo dell’esercito di Mosca. A dichiararlo è Leonid Sharov, portavoce del Battlegroup West, secondo cui le unità della 6ª Armata Interforze avrebbero completato le operazioni nella città strategica.
Sul piano politico-diplomatico, resta centrale il nodo delle garanzie di sicurezza. La Francia ha ribadito che qualsiasi discussione su eventuali concessioni territoriali da parte di Kiev potrà avvenire solo dopo l’ottenimento di tutele solide e credibili. «Vogliamo garanzie di sicurezza robuste prima di parlare di territori», ha spiegato un consigliere del presidente Emmanuel Macron, sottolineando i progressi compiuti proprio grazie a un chiarimento sul ruolo e sulla forma del sostegno statunitense.
Con i negoziati che potrebbero entrare nella fase decisiva e una convergenza inedita tra Washington e le capitali europee, il conflitto che dura da quasi quattro anni sembra avvicinarsi a un possibile punto di svolta. La diplomazia accelera, mentre il mondo osserva se questa finestra di opportunità saprà trasformarsi in una pace duratura.
