6 Ottobre 2026, martedì
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Ambasciatore israeliano in Italia: “Gli ebrei qui non si sentono sicuri”

Jonathan Peled denuncia la crescente preoccupazione tra gli ebrei in Italia e ribadisce che la comunità ebraica non è legata alla politica interna israeliana. Sulle tensioni in Medio Oriente, sostiene la necessità di una leadership palestinese moderata.

“Gli ebrei in Italia non si sentono sicuri.” Con queste parole, Jonathan Peled, ambasciatore di Israele in Italia, ha sollevato il velo su una crescente preoccupazione tra la comunità ebraica del nostro paese. In un’intervista televisiva, Peled ha commentato la difficile situazione che gli ebrei italiani stanno vivendo in un periodo segnato da tensioni geopolitiche e manifestazioni di protesta legate alla politica israeliana.

Una comunità che ha diritto a vivere in pace
Peled ha chiarito che gli ebrei italiani “sono cittadini italiani, come tutti gli altri” e, pertanto, hanno “il diritto di vivere in pace e in sicurezza”. L’ambasciatore ha voluto distinguere nettamente tra la politica interna di Israele e la situazione degli ebrei italiani, sottolineando che non c’è alcuna correlazione tra le scelte politiche del governo israeliano e le persone di fede ebraica che vivono in Italia. “Gli ebrei in Italia non sono in nessun modo legati alle dinamiche politiche di Israele”, ha affermato, ricordando che la loro identità e le loro preoccupazioni sono legate esclusivamente al contesto italiano.

Il problema israelo-palestinese: la soluzione a due Stati e la mancanza di una leadership palestinese
Nel corso dell’intervista, Peled ha anche espresso un parere sulla situazione politica in Medio Oriente. Nonostante la complessità del conflitto israelo-palestinese, l’ambasciatore ha ribadito il suo ottimismo riguardo alla soluzione a due Stati. Secondo Peled, il principale ostacolo alla pace non risiede nei coloni israeliani in Cisgiordania, ma nella “mancanza di una leadership palestinese moderata che riconosca Israele” e che sia disposta a fare “un compromesso per negoziare un accordo”. “Adesso non c’è un interlocutore forte da parte palestinese”, ha concluso, mettendo in evidenza la difficoltà di trovare un partner per il dialogo che possa garantire una pace duratura.

La guerra asimmetrica contro Hamas e la difesa di Israele
Riguardo alla recente escalation militare, Peled ha riconosciuto che i bombardamenti su Gaza potrebbero aver intaccato l’opinione pubblica internazionale nei confronti di Israele. Tuttavia, ha difeso con fermezza le azioni israeliane, sottolineando che, in un conflitto asimmetrico come quello con Hamas, “è il nostro dovere difenderci”. Peled ha aggiunto che Israele deve fare tutto il possibile per eliminare una minaccia che non solo mette a rischio il paese, ma anche la sicurezza dell’Occidente, che potrebbe essere vulnerabile agli stessi gruppi estremisti.

Le dichiarazioni di Peled, che hanno messo in evidenza la difficoltà della comunità ebraica di vivere in sicurezza in Italia, si inseriscono in un contesto globale sempre più polarizzato. Mentre la comunità internazionale continua a dibattere sulla soluzione del conflitto israelo-palestinese e sulla legittimità delle azioni di Israele, la comunità ebraica italiana si trova a dover affrontare un clima di crescente insicurezza, tanto a livello fisico quanto psicologico. La questione, infatti, non è solo legata alle politiche di Israele, ma alla percezione di una crescente ostilità che colpisce i singoli cittadini ebrei, indipendentemente dalla loro appartenenza politica.

Ma non è che l’ambasciatore Peled abbia esagerato un po’ per mere simpatie politiche? Certo, la sicurezza della comunità ebraica è un tema serio e preoccupante, ma alzare il livello di allarme in questo modo non rischia di creare una narrativa di vittimismo che finisce per alimentare ulteriori divisioni, invece di favorire il dialogo?

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