6 Ottobre 2026, martedì
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Ucraina, Washington fiduciosa: “Mosca può accettare le garanzie per Kiev”. Negoziati serrati a Berlino.

Diplomazia in movimento tra Berlino e Bruxelles: spiragli di intesa sulle garanzie di sicurezza, mentre Kiev apre a concessioni strategiche

I segnali che arrivano da Berlino alimentano un cauto ottimismo sul futuro del conflitto in Ucraina. Gli Stati Uniti si dicono convinti che la Russia possa accettare un sistema di garanzie di sicurezza per Kiev, un passaggio considerato cruciale per sbloccare un percorso credibile verso la pace. “Crediamo che Mosca accetterà le garanzie di sicurezza per l’Ucraina”, è la valutazione espressa da Washington al termine di una giornata diplomatica intensa.

Dopo quasi due ore di colloqui nella capitale tedesca, l’ufficio del presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato la conclusione dei negoziati tra le delegazioni ucraina e statunitense. Il giudizio di Kiev è netto: incontri “costruttivi e produttivi”, accompagnati da “progressi concreti”. L’obiettivo dichiarato è ambizioso ma chiaro: raggiungere un accordo già entro la fine della giornata, nella speranza di avvicinare il Paese a una prospettiva di pace stabile.

Sul tavolo restano nodi politici e strategici di primo piano. Lo stesso Zelensky ha fatto sapere che l’Ucraina è pronta a rinunciare alla richiesta di adesione alla Nato, una concessione significativa che potrebbe ridisegnare gli equilibri negoziali e ridurre una delle principali linee di frattura con Mosca. Una mossa che segnala la volontà di Kiev di esplorare soluzioni pragmatiche, pur senza arretrare sulla propria sicurezza futura.

Il quadro europeo resta però complesso. A Bruxelles, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, ha ribadito le difficoltà nel trovare strumenti condivisi per il sostegno all’Ucraina. “Le altre opzioni non funzionano”, ha ricordato, tornando sulla proposta – già avanzata due anni fa – di ricorrere agli Eurobond. Una strada che, tuttavia, continua a scontrarsi con l’assenza di unanimità tra i Paesi membri.

Kallas ha indicato come alternativa la proposta sui prestiti, che potrebbe essere approvata a maggioranza qualificata. “Non pesa sui nostri contribuenti e manda un messaggio chiaro: se si provocano danni di questa portata a un altro Paese, bisogna pagare per i risarcimenti”, ha spiegato, commentando la lettera inviata alla Commissione europea da quattro Stati, tra cui l’Italia, per sollecitare l’esplorazione di soluzioni finanziarie alternative. Un contesto, ha sottolineato, attraversato da “diverse pressioni”, politiche ed economiche.

In serata, sempre a Berlino, è atteso l’arrivo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La giornata potrebbe dunque rivelarsi decisiva: tra aperture inattese, cautele europee e mediazioni transatlantiche, la diplomazia prova a trasformare segnali di dialogo in un passo concreto verso la fine della guerra.

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