6 Ottobre 2026, martedì
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Bondi Beach, massacro durante Hanukkah: 15 morti nella peggiore sparatoria degli ultimi 30 anni. Padre ucciso dalla polizia, figlio in custodia

Strage durante le celebrazioni di Hanukkah sulla spiaggia simbolo di Sydney. Esclusa la presenza di altri attentatori, emergono legami con l’estremismo jihadista. L’Australia sotto shock riapre il dibattito sulle armi e sulla sicurezza.

La sabbia dorata di Bondi Beach, icona di Sydney e dell’intera Australia, si è trasformata in un teatro di sangue. Durante le celebrazioni di Hanukkah, la “festa delle luci” ebraica, due uomini – padre e figlio, rispettivamente di 50 e 24 anni – hanno aperto il fuoco sulla folla con fucili semiautomatici, uccidendo almeno quindici persone e ferendone diverse altre. Tra le vittime anche una bambina di 12 anni e il rabbino della città, Rav Eli Schlanger. Non risultano cittadini italiani coinvolti.

L’intervento della polizia è stato immediato. Uno dei due attentatori, il padre cinquantenne, è stato ucciso dagli agenti; il figlio, gravemente ferito, è stato fermato e si trova ora in custodia. Le autorità hanno escluso la presenza di un terzo aggressore. Il commissario della polizia statale, Mal Lanyon, ha precisato che il padre era regolarmente in possesso di sei armi da fuoco, tutte con licenza, e che l’intero arsenale è stato recuperato. Nell’auto dei due uomini sono stati rinvenuti anche ordigni rudimentali pronti all’uso.

Secondo i media locali, il più giovane è stato identificato come Naveed Akram, residente a Sydney. I due sono stati ripresi mentre sparavano da un ponte a meno di cento metri dalla folla, in uno degli attacchi più sanguinosi mai registrati nel Paese negli ultimi trent’anni.

Il gesto eroico di un passante

Nel caos e nel terrore, un gesto di straordinario coraggio ha evitato un bilancio ancora più drammatico. Un uomo di 43 anni, Ahmed Al Ahmed, ha affrontato uno degli assalitori a mani nude, riuscendo a sorprenderlo alle spalle e a disarmarlo. Colpito da due proiettili, è stato sottoposto a un intervento chirurgico. “Un vero eroe”, lo ha definito il premier del Nuovo Galles del Sud, Chris Minns, che ha parlato di “un attacco diretto contro la comunità ebraica di Sydney”.

Perquisizioni e arresti nella periferia ovest

Nelle ore successive alla strage, la polizia ha condotto una serie di perquisizioni a Bonnyrigg, nella zona ovest di Sydney, ritenuta collegata a uno degli attentatori. Le immagini diffuse dall’emittente 7News mostrano un uomo ammanettato caricato su un’auto della polizia, mentre due donne venivano fatte uscire da un’abitazione. Agenti pesantemente armati, a bordo di veicoli blindati “bearcat”, hanno presidiato l’area per diverse ore.

Le reazioni internazionali

L’attacco ha suscitato una forte ondata di condanna internazionale. Donald Trump, intervenendo alla Casa Bianca, ha definito la sparatoria “un gesto puramente antisemita”. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha dichiarato: “Da tempo chiediamo al governo australiano di contrastare l’ondata di antisemitismo che affligge il Paese. I nostri pensieri sono con la comunità ebraica di Sydney”.

Parole durissime anche dal primo ministro australiano Anthony Albanese: “Un atto di malvagio antisemitismo e terrorismo che ha colpito il cuore della nostra nazione. Un attacco agli ebrei australiani è un attacco a tutti gli australiani. Non c’è spazio per questo odio”.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato Canberra di aver alimentato un clima ostile, collegando l’attacco alle politiche australiane sul riconoscimento dello Stato palestinese. “L’antisemitismo è un cancro che prospera nel silenzio dei leader”, ha affermato, parlando di “omicidio a sangue freddo”.

Antisemitismo in crescita e pista jihadista

L’attentato si inserisce in un contesto di crescente tensione. In Australia, secondo le autorità, gli episodi di antisemitismo – aggressioni, vandalismi, minacce – sono più che triplicati dall’inizio della guerra a Gaza. Sinagoghe incendiate, graffiti e attacchi a cittadini ebrei hanno segnato negli ultimi mesi Sydney e Melbourne.

Secondo indiscrezioni non inizialmente confermate, i due attentatori sarebbero di origine pachistana. Successivamente, l’emittente Abc ha riferito che padre e figlio, Said e Naveed Akram, avrebbero giurato fedeltà all’Isis già nel 2019. Nell’auto utilizzata per l’attacco sarebbero state trovate due bandiere dello Stato Islamico. L’intelligence interna australiana (Asio) aveva monitorato Naveed Akram sei anni fa, ma all’epoca era stato ritenuto non una minaccia imminente, circostanza che gli aveva consentito di mantenere un regolare porto d’armi.

Armi sotto accusa e nuove misure

La strage ha riacceso il dibattito sulle armi da fuoco. Albanese ha annunciato l’intenzione di proporre leggi nazionali più severe, inclusi limiti al numero di armi detenibili e una revisione delle licenze, che “non dovrebbero essere a tempo indeterminato”. Il governo ha inoltre avviato procedure straordinarie per facilitare risarcimenti a cittadini e imprese colpite, aiuti per i funerali delle vittime e visti agevolati per i familiari provenienti dall’estero.

Previsto anche un rafforzamento dei finanziamenti al Consiglio nazionale per la sicurezza ebraica e il sostegno a iniziative benefiche, con agevolazioni fiscali per le donazioni.

La Farnesina e la solidarietà dall’Italia

La Farnesina e il Consolato generale d’Italia a Sydney stanno monitorando la situazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’attentato “frutto di una campagna antisemita”, sottolineando che le vittime “non hanno nulla a che vedere con quanto accade in Cisgiordania o a Gaza”.

Anche la Comunità ebraica di Roma ha espresso cordoglio. Il presidente Victor Fadlun ha parlato di “odio antiebraico senza confini”, alimentato da propaganda e strumentalizzazioni politiche, ribadendo che “la luce di Hanukkah resta accesa anche nei momenti più bui”.

Bondi Beach, simbolo di vita e libertà, resta oggi chiusa e silenziosa. L’Australia si interroga su sicurezza, radicalizzazione e controllo delle armi, mentre il Paese piange le vittime di una strage che ha colpito al cuore la sua identità multiculturale.

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