Dalle prime ore dell’alba i Carabinieri della Compagnia di Roma Trastevere hanno eseguito due provvedimenti di misura cautelare emessi dai giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Roma e del Tribunale per i Minorenni. A richiederli sono state la Direzione distrettuale antimafia della Procura capitolina e la Procura per i Minorenni, al termine di un lavoro d’indagine che ha portato all’individuazione di un gruppo composto da undici persone, tutte italiane e residenti a Roma: sei maggiorenni, destinati alla custodia cautelare in carcere, e cinque minorenni, due dei quali inviati all’Istituto penale minorile e tre a una comunità.
Le accuse, pesantissime, delineano un quadro di violenza sistematica e di dinamiche tipiche di contesti criminali strutturati: tortura, sequestro di persona, tentata estorsione, sequestro di persona a scopo di estorsione, porto abusivo di esplosivo in luogo pubblico e danneggiamento aggravato. A vario titolo, secondo gli inquirenti, ogni componente del gruppo avrebbe concorso alla catena di condotte contestate.
L’indagine trae origine da un arresto in flagranza per detenzione di stupefacenti eseguito nel marzo 2025. Da quel primo episodio, apparentemente circoscritto, i Carabinieri della Compagnia Trastevere — coordinati dalla Procura Distrettuale antimafia e dalla Procura minorile — hanno ricostruito un contesto molto più ampio, fatto di soprusi, intimidazioni, relazioni opache e una logica di gestione violenta dei debiti di droga.
Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni degli indagati avrebbero sequestrato due diverse vittime nel gennaio 2025, motivate da rancori personali e non saldati crediti legati allo spaccio. Le avrebbero prelevate dalle rispettive abitazioni per condurle in un garage nel quartiere Massimina. Qui le vittime sarebbero state immobilizzate, bendate, private della libertà per ore e sottoposte a ripetuti atti di brutalità: colpi con spranghe e oggetti contundenti, percosse, schiaffi, fino a ustioni provocate con acqua bollente. Le lesioni riportate sono state giudicate gravi.
L’attività investigativa non si è fermata a questo primo fronte. Nel corso degli approfondimenti, gli investigatori hanno raccolto elementi significativi anche su un episodio che aveva scosso l’opinione pubblica: l’attentato esplosivo avvenuto il 30 giugno 2025 in via Giovanni Calcagnini, nel complesso Ater del cosiddetto Bronx di Primavalle. L’ordigno aveva causato il cedimento dell’androne condominiale, generando paura e agitazione in un quartiere già segnato da fragilità sociali e tensioni latenti.
Gli inquirenti ritengono ora di aver individuato non solo l’esecutore materiale e gli autori a vario titolo coinvolti, ma anche il mandante dell’attacco. Le misure cautelari eseguite questa mattina mirano a interrompere quella rete di relazioni e complicità che, secondo l’accusa, avrebbe consentito al gruppo di muoversi con crescente spregiudicatezza.
Il quadro che emerge è quello di una violenza non episodica, ma strutturata, in cui motivazioni personali e dinamiche del mercato della droga si intrecciano con modalità punitive tipiche della criminalità organizzata. Con queste misure, la magistratura e i Carabinieri puntano a chiudere un capitolo che per mesi ha alimentato timore e insicurezza, restituendo al territorio un messaggio di presenza e fermezza delle istituzioni.
