24 Ottobre 2026, sabato
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Schlein rilancia sull’Europa: «Senza integrazione politica rischiamo di essere schiacciati»

La segretaria del Partito democratico denuncia la convergenza di attacchi contro l’Unione, dall’applauso di Putin alla nuova dottrina americana fino alle provocazioni di Musk. E avverte: solo un’Europa più unita può reggere la competizione globale.

Elly Schlein torna a suonare l’allarme sulla fragilità dell’Unione europea in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, interferenze digitali e nuove strategie di potenza. La segretaria del Partito democratico, commentando il quadro emerso dalla recente Strategia di sicurezza americana, punta il dito su un’inedita convergenza di pressioni esterne che, a suo giudizio, mette a rischio la capacità dell’Europa di restare protagonista.

A preoccupare Schlein è innanzitutto il plauso di Vladimir Putin alla cosiddetta dottrina Trump, un documento che, nelle sue parole, contiene un attacco senza precedenti all’integrazione europea e si spinge fino a minacciare possibili interferenze politiche. Un segnale, secondo la leader dem, che conferma la volontà di isolare l’UE e indebolirne la voce internazionale.

Nello stesso solco, osserva Schlein, si inseriscono le esternazioni di Elon Musk, che sui propri canali chiede apertamente l’abolizione dell’Europa e accosta la bandiera dell’Unione a simboli del totalitarismo, ignorando quella che la segretaria definisce la più grande esperienza democratica mai costruita a livello sovranazionale. Un progetto nato per ricomporre un continente devastato dai nazionalismi e dalle guerre e che oggi rappresenta per milioni di cittadini un presidio di diritti, libertà e sviluppo.

Secondo Schlein, questo attacco simultaneo, che accomuna attori geopolitici e poteri digitali, mostra quanto sia reale il rischio che denuncia da tempo: o l’Europa compie un salto in avanti nell’integrazione politica oppure sarà inevitabilmente schiacciata dalle grandi potenze che la circondano. Per la segretaria democratica, un’Europa federale non è più un’aspirazione ideale, ma una condizione necessaria per evitare di essere relegati ai margini della competizione globale.

Significa, afferma, superare il principio dell’unanimità che paralizza le decisioni e avviare percorsi di cooperazione rafforzata tra i Paesi disposti ad andare avanti. Significa investire nella costruzione di un’autonomia strategica che tocchi settori chiave: dalle politiche sociali a quelle industriali, dalla transizione ecologica e digitale fino alla difesa comune e alla politica estera. Il modello è quello del Next Generation EU, considerato un primo esempio concreto di come gli investimenti comuni possano sostenere lo sviluppo e ridurre le fragilità.

Schlein avverte che nessuno Stato europeo, preso singolarmente, ha la forza di competere con giganti come Stati Uniti, Russia e Cina. L’Italia, aggiunge, dovrebbe essere la prima a comprendere l’urgenza di un’Unione più solida, tanto più in un momento in cui la manifattura nazionale vive una fase di sofferenza, segnata da oltre due anni e mezzo di calo quasi continuo della produzione industriale e dal rischio di perdite occupazionali aggravate dalla guerra dei dazi.

Per questo la segretaria dem accusa il governo italiano di sottovalutare la posta in gioco e addirittura di ammiccare alle posizioni di Trump, definendo questa postura una forma di subalternità politica poco compatibile con gli interessi nazionali. L’alleanza con gli Stati Uniti, sostiene, resta fondamentale, ma non può essere interpretata come un rapporto di vassallaggio, né subordinata ai voleri degli oligarchi digitali che invocano regole cucite sui propri interessi.

Al contrario, l’Italia dovrebbe farsi promotrice di una rinnovata coesione europea, e non ostacolare le riforme necessarie a rafforzarla. Nelle parole di Schlein, la strategia di leader come Putin e Trump è evidente: dividere per indebolire. E a questa strategia rischiano di prestarsi alcuni governi europei a trazione nazionalista.

L’appello finale è un invito a resistere a queste pressioni e a difendere i pilastri del modello europeo: la democrazia, il welfare, lo stato di diritto, i diritti sociali. Tutti elementi che, avverte, restano nel mirino di chi punta a ridisegnare l’Europa secondo logiche autoritarie o puramente economiche. L’Unione deve cambiarsi, conclude, ma non indebolirsi. Perché fare il contrario significherebbe consegnarla proprio a chi, oggi, dichiara apertamente di volerla cancellare.

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