6 Ottobre 2026, martedì
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Il pianeta dei super-ricchi

Nel 2025 patrimonio globale ai massimi storici, boom di nuovi miliardari e un futuro segnato da eredità colossali. L’AI ridisegna la mappa della ricchezza mondiale

Il 2025 entra negli annali come l’anno in cui la ricchezza globale ha toccato un nuovo picco, accelerando una corsa che sembra non conoscere rallentamenti. Il ritratto che emerge dal report annuale di Ubs è quello di un’élite economica in espansione: i miliardari del pianeta detengono oggi 15.800 miliardi di dollari, una cifra record spinta dall’euforia delle Borse e dalla crescita travolgente dei colossi tecnologici. A rendere ancora più significativo questo scenario è il numero di nuovi miliardari: 196, per la maggior parte self-made, il dato più alto dal 2021.

Gli Stati Uniti, ancora una volta, si confermano il cuore pulsante di questa geografia della ricchezza. Il Paese ospita 924 miliardari, un terzo dell’intera popolazione mondiale dei super-ricchi, e continua a rappresentare il terreno più fertile per chi ambisce a costruire imperi finanziari partendo da idee, innovazione e start-up. Gli 89 nuovi nomi americani individuati da Ubs arrivano infatti soprattutto dall’ecosistema tecnologico e dall’investimento in aziende che hanno guidato l’era dell’intelligenza artificiale: realtà come Nvidia, Oracle e altri simboli della rivoluzione digitale che hanno beneficiato di performance azionarie fuori scala.

Se negli Stati Uniti la ricchezza nasce e si accumula soprattutto attraverso l’impresa, la fotografia dell’Europa occidentale restituisce un modello completamente diverso. Qui, infatti, la maggior parte dei nuovi miliardari non è self-made. Sono eredi. Novantuno persone sono entrate nella lista grazie a patrimoni familiari consolidati, per un totale di quasi 300 miliardi di dollari trasferiti in un solo anno, il 36 per cento in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Quasi due terzi di questa ricchezza passa di mano proprio in Europa occidentale, confermando un trend che vede nei passaggi generazionali una delle componenti principali dell’accumulazione patrimoniale. Gli Stati Uniti, in confronto, si fermano a eredità pari a 86,5 miliardi.

Lo scenario futuro, secondo i modelli Ubs, è destinato ad amplificare ulteriormente questa tendenza. Entro il 2040, i miliardari di oggi trasferiranno ai loro eredi un patrimonio stimato in 6.900 miliardi di dollari. Una cifra che apre interrogativi sulla concentrazione della ricchezza e sui suoi effetti sociali e politici, soprattutto in un contesto in cui la mobilità dei super-ricchi è in costante aumento. Il 36 per cento si è già trasferito almeno una volta, un altro 10 per cento valuta di farlo: il movente riguarda qualità della vita, sicurezza geopolitica e vantaggi fiscali. Cambia anche l’approccio alla ricchezza. La nuova generazione di miliardari mostra maggiore interesse per il progresso tecnologico, per investimenti legati all’impatto sociale e per stili di vita più equilibrati. L’aumento dell’aspettativa di vita aggiunge un ulteriore livello di complessità: molti stanno aggiornando strategie patrimoniali e testamenti proprio perché si attendono una longevità molto superiore rispetto al passato.

A rendere ancora più evidente la polarizzazione della ricchezza è il dato diffuso da Oxfam America: i primi dieci miliardari statunitensi hanno visto crescere il proprio patrimonio complessivo di 698 miliardi di dollari in soli dodici mesi. L’organizzazione sottolinea come le policies dell’amministrazione Trump abbiano contribuito ad alimentare il divario economico, pur ricordando che le radici della disuguaglianza affondano in decenni di scelte politiche trasversali in materia di fisco e mercato del lavoro.

Il motore principale di questa nuova fase resta l’intelligenza artificiale. L’esplosione delle tecnologie avanzate ha moltiplicato le valutazioni di mercato e gonfiato i portafogli di figure come Elon Musk, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos. Il risultato è una forbice economica che si allarga, con patrimoni personali in crescita esponenziale e una distanza sempre più marcata rispetto al resto della popolazione.

Il 2025, insomma, si presenta come l’anno in cui la ricchezza mondiale ha assunto una nuova fisionomia: più concentrata, più mobile, più influenzata dalle traiettorie tecnologiche e sempre più legata alla capacità di interpretare – o ereditare – le dinamiche di un’economia globale in rapido mutamento. Una fotografia che invita a interrogarsi non solo sul presente dei super-ricchi, ma soprattutto sul futuro che stanno contribuendo a disegnare.

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