5 Ottobre 2026, lunedì
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L’allarme di Misiani: “Senza una svolta sull’energia l’Italia scivola nella deindustrializzazione”

Il responsabile Economia del Partito Democratico accusa il governo di immobilismo sulle politiche energetiche e avverte: “Prezzi troppo alti, investimenti a rischio, imprese senza certezze. Servono decisioni immediate e una strategia di lungo periodo”.

L’Italia, avverte Antonio Misiani, sta camminando sul filo del rasoio energetico. A suo giudizio, non è un’immagine retorica ma la fotografia nitida di un Paese che vede crescere il divario con il resto d’Europa proprio sul terreno decisivo per la sua competitività industriale: il costo dell’elettricità. A novembre, ricorda il responsabile Economia del Partito Democratico intervenendo all’assemblea di Confimi Industria, il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica “resta molto più elevato della media europea: più del doppio rispetto alla Spagna e quasi il triplo della Francia”. Un differenziale che, secondo il senatore, si sta trasformando in una minaccia sistemica.

Misiani non usa giri di parole: questo squilibrio “rallenta gli investimenti, scoraggia gli investitori esteri e mette a rischio la competitività di interi comparti produttivi”. Da qui la sua diagnosi più severa, quella di una “deindustrializzazione silenziosa” che non nasce dal costo del lavoro, come spesso accade, ma dal costo dell’energia. Un rischio che per il senatore si sta concretizzando nell’indifferenza dell’esecutivo.

Il dirigente dem punta il dito contro l’inerzia del governo Meloni, accusato di essersi mosso poco e male negli ultimi mesi. Misiani ricorda come l’ultima legge di bilancio abbia prorogato per vent’anni le concessioni per la distribuzione elettrica, “caricando sulle bollette canoni straordinari per molti miliardi”. Intanto, aggiunge, “sono mesi che viene annunciato un decreto energia che non arriva”. E nel frattempo, secondo la sua analisi, si è prodotto un mosaico di interventi parziali e contraddittori: dalle nuove restrizioni sulle aree idonee per le rinnovabili ai nodi del permitting rimasti irrisolti.

Su questo punto il senatore fornisce numeri precisi: “A Chigi sono fermi 71 progetti di rinnovabili per 4,6 gigawatt di potenza installata e l’ultimo Consiglio dei ministri che li ha sbloccati risale a fine febbraio”. A questi rallentamenti si aggiunge il taglio drastico dei fondi PNRR destinati alle comunità energetiche, ridotti da 2,2 miliardi a 795 milioni, a fronte di richieste che a fine novembre avevano già raggiunto 1,4 miliardi. Un quadro che Misiani definisce senza mezzi termini “un gran pasticcio”, e soprattutto “un colpo pesante che rischia di bloccare o rallentare centinaia di progetti”.

Al centro della sua critica c’è l’incertezza, la variabile che più di ogni altra mette in difficoltà le imprese. “Hanno bisogno di certezze, non di una transizione a passo di gambero e senza una visione d’insieme”, afferma il senatore. Il timore è che ogni mese perso accentui il ritardo dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei, dove la transizione energetica procede con maggiore rapidità e con cornici regolatorie più stabili.

Di fronte a questo scenario, Misiani rivendica le proposte avanzate dal Partito Democratico in Parlamento, tutte orientate a intervenire con rapidità sui fattori che determinano il prezzo dell’energia. Tra queste, un’accelerazione efficace sull’installazione delle rinnovabili attraverso una forte semplificazione del permitting, un ruolo rafforzato del GME nei contratti a lungo termine da fonti rinnovabili, strumenti stabili per favorire l’autoproduzione nelle piccole e medie imprese e un piano strutturale per l’efficientamento energetico. Un capitolo a parte lo occupano i canoni straordinari legati alla proroga delle concessioni elettriche, che per il PD vanno eliminati dalle bollette. Quanto alle concessioni idroelettriche, la proroga – sostiene Misiani – dovrebbe essere condizionata alla fornitura di energia a prezzo calmierato.

Si tratta, insiste il senatore, di “proposte concrete”, molte delle quali presentate come emendamenti alla legge di bilancio, e soprattutto “immediatamente attivabili”.

In chiusura, Misiani allarga lo sguardo e lega in modo diretto politica energetica e politica industriale. “Oggi coincidono largamente”, afferma. Senza energia “accessibile, stabile e pulita”, la competitività diventa un miraggio. Il ritardo italiano, ribadisce, non è un destino: è il frutto di “non-scelte” che hanno lasciato il Paese esposto e fragile. Da qui l’appello a un cambio di rotta serio e strutturale, che coinvolga il mondo dell’impresa e restituisca all’Italia un sistema energetico finalmente competitivo, sicuro e sostenibile.

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