24 Ottobre 2026, sabato
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Misure cautelari a Palermo: l’inchiesta sul sistema delle nomine e sugli appalti scuote la Sicilia

Operazione del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri: disposti domiciliari e obblighi di firma in un’indagine che coinvolge anche Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana

Nelle prime ore della mattinata, il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, affiancato in fase esecutiva dai militari del Comando Provinciale di Palermo, ha dato esecuzione a una articolata ordinanza di misure cautelari emessa dal Tribunale del capoluogo siciliano. Il provvedimento arriva su richiesta della Procura della Repubblica, dopo gli interrogatori preventivi degli indagati, e rappresenta una tappa di rilievo in un’indagine che da mesi scandaglia presunte ingerenze e accordi illeciti nell’amministrazione regionale.

Il Tribunale ha accolto solo in parte le richieste dei magistrati, adottando un ventaglio di misure calibrate sulle singole posizioni. Sono stati disposti gli arresti domiciliari per Salvatore Cuffaro, Antonio Iacono e Roberto Colletti. Per Mauro Marchese e Marco Dammone è stato invece stabilito l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, affiancato da una misura interdittiva particolarmente incisiva: il divieto, per un anno, di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire incarichi direttivi all’interno di persone giuridiche. Nei confronti di Vito Raso, infine, è stato applicato il solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Il cuore dell’inchiesta riguarda il ruolo attribuito a Salvatore Cuffaro, già presidente della Regione Siciliana e già segretario nazionale della formazione politica Nuova Democrazia Cristiana in Sicilia. Secondo l’impianto accusatorio, ancora tutto da verificare nelle sedi processuali, l’ex governatore sarebbe stato coinvolto in una duplice dinamica: da un lato, presunte pressioni e interferenze nelle nomine di dirigenti e funzionari in enti chiave dell’amministrazione regionale, in particolare nei settori della sanità, degli appalti e delle opere pubbliche; dall’altro, un presunto ruolo diretto nella conclusione di accordi corruttivi legati a gare e concorsi pubblici, con un focus privilegiato proprio sul comparto sanitario.

L’operazione, condotta con la riservatezza che caratterizza le attività del ROS, segna un passaggio delicato in un’indagine che abbraccia meccanismi amministrativi e snodi decisionali di primissima importanza per la gestione dei servizi in Sicilia. Una vicenda complessa, che intreccia politica, apparati pubblici e interessi economici, e che ora prosegue il proprio percorso nelle aule giudiziarie, dove le responsabilità individuali dovranno essere accertate.

La Procura di Palermo prosegue l’attività investigativa, mentre le misure cautelari disposte dal Tribunale delineano già un quadro che riporta al centro del dibattito pubblico il tema, sempre sensibile, dell’integrità nella gestione della cosa pubblica e della trasparenza nei settori strategici dell’amministrazione regionale.

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