6 Ottobre 2026, martedì
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Manovra, pioggia di stop in Commissione: 105 emendamenti bocciati per mancanza di coperture

La Commissione Bilancio del Senato blocca un quarto delle proposte di modifica alla Legge di Bilancio. Tra gli emendamenti dichiarati inammissibili, quelli su responsabilità penale dei medici, cessione delle quote Mes e nuovo Piano Casa. Vertice di maggioranza a Palazzo Chigi per ricomporre il quadro e fissare le priorità.

La Legge di Bilancio incassa il primo, pesante giro di tagli. Su 414 emendamenti segnalati, la Commissione Bilancio del Senato ne ha dichiarati inammissibili 105: diciotto per estraneità di materia, ottantasette perché privi di adeguata copertura finanziaria. Un numero che supera di molto le attese e che costringe i partiti a un’immediata riorganizzazione delle proposte da portare avanti.

Le forze politiche potranno sostituire gli emendamenti giudicati non pertinenti, mentre quelli respinti per carenza di risorse potranno essere ripresentati solo dopo una completa riscrittura, individuando fonti finanziarie solide e verificabili. È anche alla luce di questo quadro che, a mezzogiorno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, durato oltre due ore, al quale hanno preso parte i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il viceministro Maurizio Leo e i capigruppo al Senato.

Al centro della discussione, alcuni dossier cruciali: la disciplina della cedolare secca sugli affitti brevi, la tassazione dei dividendi per imprese e società, la soglia Isee che determina l’esclusione della prima casa dal calcolo complessivo, e la questione – molto dibattuta – della regolarizzazione dell’oro da investimento, lingotti e monete.

Gli emendamenti esclusi

Tra i provvedimenti finiti nel cestino spicca l’emendamento della Lega che prevedeva un incremento di cinque miliardi di euro all’anno, dal 2026 al 2028, del fondo destinato alla riduzione della pressione fiscale. La proposta immaginava di finanziare l’intervento con la cessione di quote del Mes: un’ipotesi che la Commissione ha giudicato priva di reale copertura e dunque non ammissibile.

Stessa sorte per l’emendamento sulla responsabilità civile dei medici, presentato dalla senatrice Michaela Biancofiore. La norma, nella sua formulazione, avrebbe modificato radicalmente il regime di responsabilità del personale sanitario: il professionista sarebbe stato chiamato a rispondere in via principale del danno cagionato a un paziente, con responsabilità contrattuale diretta. Le strutture pubbliche e private avrebbero invece risposto solo in via sussidiaria e in casi specifici, quali inadeguata organizzazione, mancanza di dispositivi idonei o assenza delle autorizzazioni necessarie. Un impianto giudicato troppo oneroso e privo di coperture sufficienti.

Non ha superato il vaglio neppure l’emendamento della Lega che ridisegnava integralmente il Piano Casa, puntando a favorire giovani, coppie, separati e anziani. Una proposta ambiziosa che prevedeva stanziamenti già dal prossimo anno, per complessivi 877 milioni fino al 2030, con prelievi significativi dal Fondo per interventi strutturali di politica economica e la possibilità di attingere a rimodulazioni del Fondo europeo di sviluppo regionale. L’assenza di coperture solide ha portato la Commissione a dichiararne l’inammissibilità.


Condoni e oro da investimento: che cosa resta sul tavolo

Sul fronte dei condoni edilizi, quattro emendamenti su cinque restano invece in vita. Tra questi, anche la proposta che rivede il sistema delle sanzioni. È stato stoppato soltanto un emendamento di Fratelli d’Italia che puntava a obbligare i Comuni a rilasciare i titoli edilizi in sanatoria entro il 31 marzo 2026 secondo procedure già previste.

Proseguono il loro iter anche le proposte sulla tassazione dell’oro da investimento, avanzate da Lega e Forza Italia. Il tema è considerato delicato e strategico per il possibile gettito aggiuntivo, in una fase in cui ogni euro conta per mantenere l’equilibrio della manovra.

Verso l’aumento dell’Irap per le grandi banche

Dal vertice di Palazzo Chigi è emersa anche una possibile nuova misura destinata agli istituti di credito più grandi. Si lavora all’aumento di mezzo punto dell’Irap, portando il prelievo aggiuntivo complessivo a due punti e mezzo. L’obiettivo sarebbe raccogliere poco meno di duecento milioni di euro, con una franchigia che consentirebbe di esentare gli istituti più piccoli, evitando squilibri nel settore.

I prossimi passaggi

La conferenza dei capigruppo della Camera ha intanto stabilito il calendario: il testo della Manovra approderà nell’Aula di Montecitorio a partire da venerdì 19 dicembre. Fino ad allora il lavoro politico e tecnico sarà serrato, alla ricerca di un equilibrio tra rigore dei conti e risposte alle richieste della maggioranza.

La partita è appena iniziata, e la sforbiciata della Commissione Bilancio segna già il primo spartiacque: solo gli emendamenti sostenuti da coperture certe entreranno nella versione finale della Legge di Bilancio. Tutti gli altri dovranno attendere tempi migliori o una nuova cornice politica ed economica che ne permetta il ritorno.

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