In un clima politico già teso attorno alla legge di Bilancio, la questione di Opzione donna torna a incendiare il confronto. A far deflagrare la polemica è Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, che attacca frontalmente Fratelli d’Italia dopo il tentativo, rivelatosi poi vano, di prorogare la misura senza indicare le necessarie coperture finanziarie.
Secondo Appendino, l’emendamento presentato dal partito di Giorgia Meloni rappresenterebbe non solo un errore tecnico, ma soprattutto un gesto politico irrispettoso nei confronti di migliaia di lavoratrici che attendono risposte chiare. La bocciatura arrivata dalla presidenza della commissione Bilancio del Senato, che ha dichiarato l’emendamento inammissibile, viene da lei letta come la naturale conseguenza di un’operazione priva di solide basi.
“Presentare un emendamento alla legge di Bilancio per prorogare Opzione donna senza indicare le coperture è l’ennesimo schiaffo a migliaia di lavoratrici già umiliate e prese in giro dal Governo di Giorgia Meloni”, afferma la parlamentare pentastellata, ricordando come il suo gruppo abbia invece messo sul tavolo una proposta completa e finanziariamente sostenibile. “Se il problema sono le risorse – incalza – possono tranquillamente copiare il nostro emendamento”.
Il nodo delle coperture, del resto, si intreccia con la critica più ampia che il M5S rivolge all’intera impalcatura della Manovra. Per Appendino, la legge di Bilancio appare povera di misure a sostegno dei lavoratori e particolarmente miope nel non destinare fondi a donne che, dopo una vita di contributi, chiedono semplicemente la possibilità di andare in pensione anticipata accettando persino un assegno ridotto.
“In una Manovra asfittica dove, però, Meloni e i suoi hanno trovato miliardi per armi e rottamazione delle cartelle, non c’è un euro per permettere a donne che hanno lavorato una vita di andare in pensione anticipata”, denuncia la deputata, definendo la situazione “una vera indecenza”.
Il caso di Opzione donna torna così ad essere terreno di scontro tra governo e opposizioni, mentre migliaia di lavoratrici restano in attesa di capire se la prossima legge di Bilancio porterà finalmente risposte concrete o se la misura resterà ancora una volta sospesa nel limbo delle promesse irrealizzate.
