Nell’ennesima sortita destinata a scuotere Bruxelles, Viktor Orbán sceglie la platea internazionale di un’intervista a Mathias Döpfner, amministratore delegato del gruppo Axel Springer e proprietario di testate come Politico, per ribadire la sua visione sulla guerra in Ucraina. Una visione che il premier ungherese porta avanti con determinazione da mesi, nonostante l’isolamento diplomatico crescente che suscita nelle capitali europee.
Orbán afferma che Kiev non avrebbe alcuna possibilità di prevalere contro la Russia. Un giudizio netto, pronunciato con la consueta franchezza, che lascia poco spazio alle sfumature: secondo il capo del governo magiaro, la sproporzione di forze e l’evoluzione del conflitto renderebbero la vittoria ucraina un’ipotesi irrealistica. Da qui la sua critica più aspra: il sostegno economico e militare dell’Unione Europea a favore di Kiev sarebbe, a suo dire, “semplicemente folle”.
Il premier non si limita a contestare l’efficacia degli aiuti, ma arriva a descriverli come un boomerang per l’Europa, un peso insostenibile che starebbe minando la stabilità del continente. Secondo la sua lettura, il flusso di fondi e assistenza verso l’Ucraina starebbe “uccidendo” l’Unione non solo politicamente, ma anche sul piano economico e finanziario, erodendo risorse e compattezza interna. Una posizione che riaccende tensioni già note tra Budapest e Bruxelles, impegnata da mesi a far approvare misure di sostegno a Kiev contro le riserve ungheresi.
Mentre le parole di Orbán alimentano il dibattito diplomatico, la realtà del conflitto torna a mostrarsi con la brutalità delle armi. Nella regione di Kharkiv, un nuovo raid russo ha colpito un’area civile provocando tre morti e dieci feriti. L’attacco aggiunge un’altra pagina al drammatico bilancio delle ultime settimane, in una zona del Paese che continua a essere teatro di bombardamenti intensi e di una pressione militare costante.
Le dichiarazioni del premier ungherese arrivano proprio mentre gli stati membri dell’Ue cercano di mantenere una linea compatta nell’appoggio a Kiev e di rafforzare le misure di sostegno in un contesto di progressivo logoramento della guerra. Il contrasto tra la posizione di Budapest e quella della maggioranza europea rischia di diventare sempre più difficile da gestire, soprattutto in un momento in cui le leadership del continente tentano di preservare l’unità strategica.
Se l’intervista di Orbán è destinata a provocare nuove reazioni nelle cancellerie europee, gli sviluppi sul campo continuano a ricordare con forza la posta in gioco: una guerra che non accenna a rallentare e che, quasi tre anni dopo l’invasione russa, continua a ridisegnare equilibri politici, economici e morali dentro e fuori l’Europa.
