Benjamin Netanyahu sceglie toni netti e senza sfumature per definire il futuro della Striscia di Gaza. Nel suo intervento di apertura alla riunione di governo, il premier israeliano ha affermato che l’area sarà “interamente smilitarizzata” e che Hamas, il movimento islamista palestinese che controlla parte del territorio, “sarà disarmato”. Un obiettivo che, secondo Netanyahu, sarà raggiunto “per la via facile o per quella difficile”, formula che traduce una strategia politica e militare improntata alla massima fermezza.
Il capo del governo ha voluto dissipare ogni dubbio sulle intenzioni dell’esecutivo riguardo alla smilitarizzazione delle zone ancora sotto influenza di Hamas. “Non ci sarà una cosa del genere”, ha detto, riferendosi all’ipotesi che parti della Striscia possano rimanere sotto controllo armato dell’organizzazione. Una smentita esplicita alle interpretazioni che circolano da giorni negli ambienti diplomatici e sui media internazionali, e che aveva suscitato interrogativi sulla reale portata delle misure future.
Per rafforzare il quadro politico, Netanyahu ha anche richiamato il sostegno dell’amministrazione statunitense, ricordando che “così ho detto io e così ha detto anche il presidente Trump”. Un riferimento pensato per consolidare l’idea di un asse con Washington sulle condizioni poste per qualsiasi evoluzione del dossier Gaza. La convergenza con gli Stati Uniti, storicamente decisiva per Israele nelle fasi cruciali del conflitto con Hamas, viene presentata dal premier come garanzia di un percorso irreversibile verso la neutralizzazione dell’ala militare del movimento.
Le parole di Netanyahu si inseriscono in un contesto operativo complesso, segnato da pressioni internazionali, timori di escalation e interrogativi sul futuro assetto amministrativo della Striscia. Ma il messaggio che arriva da Gerusalemme, almeno sul versante militare, è inequivocabile: per il governo israeliano, la sicurezza passa da un’unica direttrice, la smilitarizzazione totale e il disarmo di Hamas, senza spazi per soluzioni intermedie o compromessi.
