5 Ottobre 2026, lunedì
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Napoli, l’urlo delle periferie arriva sul palco: all’Augusteo debutta Opera di Periferia di Peppe Lanzetta

Dal 7 al 16 novembre 2025 il Teatro Augusteo accoglie il ritorno del musical civile scritto da Peppe Lanzetta e diretto da Bruno Garofalo. Un’opera potente e visionaria che racconta, tra musica e denuncia, il cuore inquieto delle periferie del mondo.

Le luci dell’Augusteo di Napoli si accenderanno su una storia che pulsa di rabbia, poesia e umanità. Da venerdì 7 a domenica 16 novembre 2025, andrà in scena Opera di Periferia, il musical scritto da Peppe Lanzetta, icona del teatro di denuncia e voce autentica dei margini urbani. Un ritorno atteso, che promette di scuotere platee e coscienze con la forza del linguaggio crudo e realistico che da sempre contraddistingue l’autore.

Sul palco di Piazzetta Duca d’Aosta 263, un cast d’eccezione: Ivan Granatino, Maria Rosaria Virgili, le straordinarie Ebbanesis, Maurizio Capone & BungtBangt, insieme a Alessandra Ciccariello, Vincenzo D’Ambrosio, Mattia Ferraro, Alfredo Mundo, Peppoh, Danilo Rovani e Lorenzo Simeone. A chiudere il cerchio, la partecipazione straordinaria dello stesso Peppe Lanzetta, che torna in scena nel suo mondo, con la sua voce e la sua rabbia poetica.

La regia e le scene sono affidate a Bruno Garofalo, le musiche a Maurizio Capone, le coreografie a Orazio Caiti, i costumi a Anna Giordano.

Una voce dal basso che diventa canto universale

Opera di Periferia non è solo uno spettacolo: è una dichiarazione artistica e politica. Lanzetta la scrisse e la portò in scena per la prima volta nel 2009, in un periodo in cui le tensioni sociali cominciavano a esplodere nelle periferie del mondo, preannunciando rivolte e proteste che avrebbero segnato il decennio successivo.

Bruno Garofalo, regista e scenografo di lungo corso, ne sottolinea oggi la forza profetica e la sua capacità di restituire la realtà “senza filtri”:
“Era il 2009 – ricorda Garofalo – quando Peppe portò in scena questa storia di dolore e di riscatto. Già allora il suo linguaggio crudo e realistico riusciva a dare forma al malessere di intere generazioni. L’opera nasceva a Napoli, ma parlava – e parla ancora oggi – a tutto il mondo.”

Lanzetta ambienta la sua narrazione nel ventre vivo delle Vele di Secondigliano, simbolo di un sogno urbanistico naufragato nella marginalità. Quelle che dovevano essere case moderne, diventano presto gabbie sociali, luoghi di isolamento, “deportazioni a cielo aperto”, come le definisce l’autore.

In questo scenario nasce un racconto corale che attraversa rabbia, amicizia, miseria e redenzione, portando sul palco la voce di chi vive ai margini ma sogna di risalire.

Dalle Vele al mondo: la periferia come condizione universale

“Le Vele di Napoli – spiega Garofalo – non sono soltanto un quartiere, ma una metafora globale. Sono il Bronx americano, le banlieue francesi, i sobborghi di Rio, i campi profughi palestinesi. Tutti luoghi dove la povertà diventa identità e dove la violenza si mescola al desiderio di riscatto.”

L’opera, nella visione del regista, diventa così una lente di ingrandimento sul malessere giovanile, ma anche un grido di speranza.
“Il sostegno emotivo di questa storia – sottolinea Garofalo – è una musica contemporanea e ribelle, capace di unire le proteste dei giovani di tutto il mondo. È un urlo collettivo, ma con uno spiraglio di luce: la ribellione di pochi può cambiare il destino di molti.”

Opera di Periferia è dunque una ballata civile, dove la musica diventa strumento di liberazione e la parola si fa carne, ritmo e denuncia. Un mosaico di linguaggi che unisce rap, teatro canzone, danza urbana e sonorità mediterranee in un racconto visivo e sonoro di grande impatto.

Una ribellione che diventa coscienza

Lanzetta, nel suo teatro, non chiede pietà ma attenzione. Racconta la vita di chi abita le zone dimenticate della città con un linguaggio diretto, quasi cinematografico, e con una pietas che si trasforma in forza narrativa. La sua Opera non è mai un esercizio di stile, ma un atto politico: denunciare, comprendere, trasformare.

E il regista Garofalo lo dice senza mezzi termini:
“Se questo lavoro teatrale riuscirà a far aprire gli occhi e la coscienza anche di un solo spettatore, avrà raggiunto un grande risultato.”

Napoli protagonista e metafora

Napoli, ancora una volta, diventa palcoscenico e personaggio. È la città che genera e soffre, che canta e resiste. È la periferia che non si arrende, che sa raccontarsi attraverso la sua musica, le sue ferite e la sua ironia feroce.

Opera di Periferia nasce da qui, ma parla a ogni città del mondo dove le disuguaglianze scavano confini invisibili. È un viaggio nell’umanità spinta ai margini, ma anche un atto d’amore verso chi continua a cercare una via di salvezza nella cultura, nella musica, nel teatro.

Dal 7 al 16 novembre 2025, l’Augusteo si trasformerà in un luogo di ascolto e resistenza.
Lì, tra le note di Maurizio Capone, la voce di Ivan Granatino e la forza corale di un cast che unisce generazioni e linguaggi, prenderà forma un racconto necessario: quello di un mondo che ancora lotta per non essere dimenticato.

E se, come spera Garofalo, anche solo uno spettatore uscirà dal teatro con la coscienza un po’ più vigile, Opera di Periferia avrà compiuto la sua rivoluzione.

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