“Ma che siamo diventati?” È la domanda che Sandro Ruotolo, giornalista, europarlamentare e membro della segreteria del Partito Democratico, rivolge a un’Europa che, a suo giudizio, sembra smarrire il senso dei propri valori fondativi. La scintilla della sua indignazione nasce dalla notizia secondo cui il Belgio starebbe valutando di affittare strutture carcerarie in Kosovo e in Albania per trasferirvi parte dei propri detenuti stranieri, nel tentativo di alleggerire la pressione del sovraffollamento penitenziario.
Per Ruotolo, questa scelta rappresenta ben più di una misura emergenziale: è un segnale politico e culturale di regressione. “Un’Europa che invece di investire in reinserimento, dignità e giustizia, esporta le sue prigioni”, afferma con toni duri. “È il segno di un rovesciamento dei valori delle democrazie come le abbiamo conosciute: il carcere come merce, la dignità umana come variabile negoziabile. Non è sicurezza. È disumanità”.
Le parole dell’eurodeputato dem non si limitano a una condanna morale: chiamano in causa l’intero progetto europeo e la sua coerenza interna. L’Unione, nata per tutelare i diritti fondamentali e promuovere la civiltà giuridica, rischia – secondo Ruotolo – di tradire se stessa se accetta di trasformare la detenzione in un bene da esternalizzare, spostando le persone come fossero pacchi postali.
La denuncia arriva in un momento delicato, in cui molti Paesi europei si trovano a fare i conti con strutture carcerarie sovraffollate e insufficienti, ma anche con sistemi penali che faticano a garantire percorsi di rieducazione e reinserimento sociale. Il rischio, sottolinea Ruotolo, è che la risposta alla crisi sia la scorciatoia della delega: trasferire altrove il problema invece di affrontarne le cause strutturali.
Dietro la scelta di “affittare” carceri in Paesi extra-UE, spiega implicitamente l’eurodeputato, si cela una visione distorta della sicurezza. “La sicurezza non si costruisce umiliando la dignità umana”, ricorda Ruotolo. “Si costruisce investendo in persone, in giustizia sociale, in sistemi penitenziari che non siano luoghi di esclusione, ma di riscatto”.
Il monito è chiaro: se l’Europa abdica ai suoi principi per ragioni di convenienza, rischia di diventare ciò che per decenni ha condannato. Un continente che tratta la libertà e la dignità come beni contrattabili non è più la patria dei diritti umani, ma un luogo che ne svuota il senso.
Per Ruotolo, la domanda non è più soltanto politica, ma morale: “Che cosa vuole diventare l’Europa?”
