3 Ottobre 2026, sabato
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Dispersi sull’Himalaya: l’angoscia per due alpinisti italiani bloccati sul Monte Panbari

Stefano Farronato e Alessandro Caputo risultano irreperibili da sabato durante una spedizione in Nepal. Il maltempo, con forti nevicate e scarsa visibilità, ha reso impossibili i soccorsi per giorni. Ora le ricerche riprendono grazie al miglioramento delle condizioni meteo.

Due alpinisti italiani, Stefano Farronato e Alessandro Caputo, sono dispersi sulle pendici del Monte Panbari, una montagna di 6.887 metri nel cuore dell’Himalaya nepalese. I due erano impegnati in un tentativo di scalata quando, a causa delle intense nevicate che hanno colpito la regione, sono rimasti bloccati al Campo 1, a circa 5.000 metri di quota, senza più riuscire a comunicare con il campo base.

L’allarme è scattato sabato, quando il capo spedizione Valter Pellino, colpito da un malore e costretto a restare al campo base, non ha più ricevuto notizie dai compagni. È stato lui a dare l’allerta, consentendo l’immediata attivazione dei soccorsi.

Le ricerche e il coordinamento internazionale

Il Dipartimento del Turismo del Nepal ha confermato che la macchina dei soccorsi si è messa in moto, coordinando elicotteri e squadre di terra nonostante condizioni meteo inizialmente proibitive. Nelle ultime ore, grazie a un miglioramento del tempo, le ricerche sono riprese anche dall’alto.

La Farnesina segue da vicino la vicenda. Il Consolato generale onorario a Kathmandu, in stretto raccordo con l’Ambasciata d’Italia a Nuova Delhi, mantiene un contatto costante con le autorità locali e con le famiglie dei due connazionali. “Si stanno raccogliendo tutte le informazioni utili e coordinando ogni possibile intervento di soccorso”, fanno sapere dal Ministero degli Esteri.

Il ciclone che ha travolto il Nepal

La spedizione italiana è stata sorpresa dagli effetti del ciclone Montha, formatosi nel Golfo del Bengala e giunto nei giorni scorsi fino alle vette himalayane, dove ha provocato precipitazioni eccezionali, forti venti e visibilità quasi nulla.
Secondo le autorità nepalesi, oltre mille escursionisti sono stati soccorsi nell’ultima settimana a causa delle bufere di neve e delle condizioni estreme.

Domenica, un elicottero è riuscito a recuperare quattro persone, tra cui lo stesso Pellino, rimasto al campo base, e altri tre membri della spedizione. Ma di Farronato e Caputo, gli unici ancora mancanti all’appello, non si hanno più tracce.

Un’autunno ad alto rischio sulle vette himalayane

Il Nepal, che ospita otto delle dieci montagne più alte del pianeta, vive in autunno una delle stagioni più affollate dagli alpinisti. È anche, paradossalmente, una delle più pericolose: le temperature rigide e le improvvise nevicate trasformano in poche ore i sentieri in trappole di ghiaccio.

“Le condizioni meteorologiche hanno reso per giorni impossibili i voli di soccorso”, ha spiegato Sagar Pandey, presidente della Nepal Trekking Agencies Association, sottolineando che solo il recente miglioramento del tempo consente ora di riprendere le operazioni con maggiore efficacia.

Negli ultimi giorni, almeno tre alpinisti stranieri — un francese, un sudcoreano e un australiano — hanno perso la vita su altre montagne del Nepal, a testimonianza della durezza di questa stagione.

La speranza oltre la quota 5.000

Le autorità nepalesi hanno reso noto che i due italiani avevano ottenuto regolare permesso di scalata (autorizzazione n. 102) tramite la Sherpa Alpine Trekking Service Pvt. Ltd., e che il Dipartimento del Turismo continua a “coordinare e facilitare senza sosta le operazioni di ricerca e soccorso con tutte le agenzie coinvolte”.

Ogni ora che passa rende più difficile la sopravvivenza a quelle altitudini, ma l’ottimismo resta. Il miglioramento del meteo e la determinazione dei soccorritori offrono una possibilità di ritrovare Farronato e Caputo, alpinisti esperti e ben preparati, forse rifugiati in una tenda o in una zona riparata in attesa dei soccorsi.

Nell’immensità silenziosa dell’Himalaya, dove il vento soffia oltre i seimila metri e la neve cancella le tracce in un istante, la speranza di riportarli a casa rimane accesa.

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