La guerra in Ucraina continua a ridefinire gli equilibri geopolitici, mentre tra Mosca e Washington il dialogo si raffredda ancora una volta. Il Cremlino, in queste ore, ha fatto sapere che non ritiene “urgente” un vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump, dopo che gli Stati Uniti hanno annullato il previsto incontro di Budapest. Alla base della decisione, secondo fonti diplomatiche, ci sarebbe la posizione ferma e giudicata “intransigente” della Russia sulle condizioni di un eventuale negoziato riguardante l’Ucraina.
Secondo i media internazionali, la cancellazione sarebbe giunta dopo una telefonata tesa tra i vertici diplomatici dei due Paesi, segno di un clima che resta lontano da qualunque distensione. Mosca, dal canto suo, sottolinea la necessità di “lavorare sui dossier” e di lasciare che il confronto maturi in tempi più lunghi, mentre sul terreno la guerra entra in una fase di nuova intensità.
Nelle ultime ore, infatti, l’offensiva russa si è concentrata con particolare forza su Pokrovsk, città strategica della regione di Donetsk, considerata un caposaldo fondamentale della prima linea difensiva ucraina. Mosca ha riferito che parte delle truppe di Kiev, ormai accerchiate, avrebbero iniziato ad arrendersi, diffondendo anche testimonianze di soldati ucraini catturati. Kiev, invece, non conferma e parla di resistenza continua, sostenendo che la battaglia per il Donetsk resta aperta e decisiva.
Intanto il conflitto continua a colpire la popolazione civile. Secondo le autorità locali e i media ucraini, un attacco di droni russi ha centrato un parcheggio di camion a Odessa, causando la morte di due persone e diversi feriti. Le esplosioni hanno provocato incendi che si sono propagati rapidamente tra i veicoli, generando una colonna di fumo visibile da chilometri di distanza.
Un altro episodio di tensione si è verificato nel Mar Nero, dove un drone ucraino avrebbe colpito una petroliera russa, provocando un vasto incendio a bordo. L’attacco, riportato da fonti dei media, si inserisce in una serie di operazioni mirate che da settimane prendono di mira infrastrutture energetiche e logistiche sul mare, segnalando un ampliamento del conflitto anche sul fronte marittimo.
Mentre il fronte si infiamma, la Russia prosegue la modernizzazione del proprio arsenale. Nella base navale di Severodvinsk, nel nord del Paese, è stato varato il nuovo sottomarino nucleare Khabarovsk, progettato per trasportare il drone subacqueo a capacità nucleare Poseidon, considerato da Mosca uno dei pilastri della futura deterrenza strategica.
Sul piano diplomatico, la distanza tra Mosca e Washington resta dunque ampia. Il Cremlino ribadisce di voler “lavorare su Ucraina e sicurezza globale” senza però subire pressioni, mentre l’amministrazione statunitense mantiene una linea di fermezza di fronte a qualsiasi condizione imposta dalla Russia.
La sensazione, osservano gli analisti, è che ogni spiraglio di dialogo resti subordinato all’andamento del conflitto sul terreno: più l’esercito russo avanza, più le posizioni politiche di Mosca si irrigidiscono. Nel frattempo, in Ucraina, la guerra continua a consumarsi tra le macerie e il fumo, in un equilibrio sempre più fragile tra diplomazia sospesa e potenza militare in movimento.
