La nave umanitaria Solidarie è attraccata ieri mattina al porto di Bari. A bordo, 193 migranti provenienti in gran parte dall’Africa nordorientale e dall’Asia meridionale. Tra loro, 39 minori, molti dei quali non accompagnati. Erano stati soccorsi nei giorni scorsi al largo delle coste tunisine, dopo l’ennesimo naufragio sfiorato in un tratto di mare che continua a essere frontiera di speranza e disperazione.
Appena messa piede in banchina, la macchina dell’accoglienza si è attivata con la consueta efficienza: sotto il coordinamento della Prefettura di Bari, si sono svolte le operazioni di identificazione e screening sanitario, prima a bordo della nave e poi a terra, dove personale medico, forze dell’ordine e volontari hanno accolto i naufraghi.
Molti dei migranti erano provati dal viaggio, disidratati, alcuni con segni di ustioni e ferite dovute alla lunga permanenza in mare. Tra i più vulnerabili, i minori, ai quali è stato riservato un percorso di assistenza dedicato in collaborazione con i servizi sociali locali.
L’arrivo nel capoluogo pugliese è solo l’ultimo di una lunga serie. Nonostante le politiche restrittive del governo di destra e le campagne di deterrenza, il numero degli sbarchi continua a crescere, smentendo le promesse di un “mare chiuso” e di una frontiera sotto controllo.
I dati del Viminale parlano chiaro. Nel 2023 sono sbarcati in Italia circa 158.000 migranti, con un incremento del 50% rispetto al 2022 e del 130% rispetto al 2021. Dopo un rallentamento registrato nella seconda metà del 2024, gli arrivi hanno ripreso a salire nei primi mesi del 2025, superando le cifre dello stesso periodo dell’anno precedente.
Un trend che conferma come, al di là della propaganda, le rotte migratorie non si arrestino per decreto. Tunisia e Libia restano i principali punti di partenza, spesso in condizioni di instabilità politica e sociale che spingono migliaia di persone a tentare la traversata del Mediterraneo, affidandosi a trafficanti senza scrupoli e a imbarcazioni di fortuna.
L’Italia, da anni porta d’ingresso dell’Europa per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria, continua a confrontarsi con una tragedia umana di proporzioni epocali, che nessun governo, finora, è riuscito a governare davvero. Le navi delle ong come la Solidarie restano un presidio vitale in mare, ma anche il simbolo di una politica europea incapace di trovare risposte comuni e durature.
Mentre a Bari si chiudono le operazioni di accoglienza, nel Mediterraneo si prepara già un nuovo salvataggio. Perché la moria dei disperati, come la chiamano ormai anche i soccorritori, non conosce tregua. E ogni approdo, ogni volto segnato dal sale e dalla paura, ricorda che dietro i numeri ci sono vite in cerca di futuro — e un continente che ancora non sa come accoglierle.
