6 Ottobre 2026, martedì
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Il ministro dell’Interno cita i dati sui primi nove mesi del 2025 e parla di “decremento significativo” dei reati in ambito familiare.

Le sue parole sollevano perplessità in un contesto in cui la cronaca continua a registrare casi di violenza contro le donne.

Al question time al Senato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha affrontato il tema della violenza di genere fornendo dati che, secondo il Viminale, mostrerebbero una flessione dei reati più gravi. “Nei primi nove mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2024, i delitti commessi in ambito familiare e affettivo fanno rilevare un decremento sia nel numero di eventi, pari al -20%, sia nel numero delle vittime di genere femminile, con un calo del 24%”, ha dichiarato il ministro.

Piantedosi ha poi precisato che “ogni singolo episodio resta una sconfitta per l’intera società”, ma le sue parole non sono bastate a smorzare le polemiche che da tempo accompagnano la gestione politica del tema. I dati, infatti, arrivano in un momento di forte sensibilità pubblica: l’attenzione mediatica sui femminicidi resta altissima, mentre l’opinione pubblica e molte associazioni denunciano un persistente clima di emergenza culturale e sociale.

Il ministro ha voluto evidenziare il lavoro delle forze dell’ordine e le misure adottate dal governo per la prevenzione e la protezione delle vittime. Ma il richiamo alle percentuali, sebbene formalmente positivo, ha suscitato reazioni contrastanti anche tra gli osservatori istituzionali, che invitano a non ridurre il fenomeno della violenza di genere a una mera questione statistica.

Gli esperti sottolineano infatti che un calo numerico, seppur rilevante, non può essere interpretato come un vero segnale di inversione di tendenza: le dinamiche familiari, la difficoltà di denuncia e la persistenza di stereotipi culturali rendono difficile valutare la reale portata del problema attraverso i soli numeri ufficiali.

In Senato, Piantedosi ha ribadito la necessità di “mantenere alta l’attenzione e potenziare gli strumenti di tutela e di prevenzione”, riconoscendo implicitamente che nessuna riduzione statistica può essere considerata un traguardo definitivo. “Ogni vita spezzata”, ha detto, “è un fallimento collettivo”.

Le sue parole arrivano in un momento delicato per il governo, chiamato a dare risposte concrete dopo i numerosi casi di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica negli ultimi mesi. I dati, per quanto incoraggianti sul piano numerico, non cancellano la percezione diffusa di una violenza che continua a manifestarsi con brutalità e frequenza inaccettabili. In questo quadro, la sfida rimane quella di tradurre le cifre in politiche efficaci, capaci di incidere davvero sulla cultura della prevenzione e sul sostegno alle vittime.

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