6 Ottobre 2026, martedì
HomeMondoGaza, la pace appesa a un filo: Trump firma l’accordo, ma il...

Gaza, la pace appesa a un filo: Trump firma l’accordo, ma il nodo degli ostaggi agita Israele

Il presidente degli Stati Uniti annuncia da Sharm el-Sheikh la “fase 2” per il Medio Oriente. Hamas accusa: “Tel Aviv ha violato il cessate il fuoco”. Il mancato rimpatrio dei corpi degli ostaggi rischia di far saltare tutto.

Sharm el-Sheikh – Donald Trump sceglie la costa del Mar Rosso per il suo annuncio più ambizioso da quando è tornato alla Casa Bianca: la firma dell’accordo di pace per Gaza. Un’intesa che mira a chiudere una delle pagine più sanguinose della storia recente del Medio Oriente e che il presidente degli Stati Uniti ha definito “il giorno più importante per la pace nella regione degli ultimi cinquant’anni”.

Ma mentre la diplomazia internazionale si dà appuntamento in Egitto per applaudire la nuova fase voluta da Washington, sul terreno la situazione resta incandescente. A Gaza si continua a morire, e Hamas denuncia nuovi raid israeliani contro civili. “È una violazione del cessate il fuoco”, accusa il movimento islamista. Allo stesso tempo, il mancato rientro dei corpi degli ostaggi israeliani trattenuti nella Striscia minaccia di far deragliare il fragile accordo.

Secondo una fonte governativa di Tel Aviv, il recupero delle salme è “un punto non negoziabile”, e se non ci saranno segnali concreti in tempi rapidi “l’intero processo potrebbe fallire”.

Il nodo degli ostaggi: il dolore che blocca la diplomazia

Il rientro degli ostaggi, vivi o morti, è diventato il primo banco di prova dell’accordo di pace. La Croce Rossa Internazionale ha avvertito che “ci vorrà tempo per recuperare tutti i corpi”, a causa delle condizioni sul campo e della complessità delle operazioni. Una risposta che a Gerusalemme non basta.

Per il governo israeliano – sostenuto da un’opinione pubblica profondamente segnata dal lungo conflitto e dalla sorte incerta dei propri cittadini – il rientro immediato degli ostaggi caduti in mano ad Hamas rappresenta un dovere morale e una priorità politica. Senza un segnale in questa direzione, la tregua potrebbe trasformarsi rapidamente in un fallimento diplomatico.

Hamas accusa: “Israele viola il cessate il fuoco”

Sul fronte opposto, Hamas lancia gravi accuse. Nelle ultime ore, secondo fonti del movimento, l’esercito israeliano avrebbe condotto attacchi in alcune zone della Striscia, causando nuove vittime tra la popolazione civile. “È una chiara violazione del cessate il fuoco”, ha dichiarato un portavoce. La tensione sul terreno è tornata a salire, proprio mentre a Sharm el-Sheikh si metteva nero su bianco un’intesa che punta alla fine delle ostilità.

L’accusa, al momento, non ha trovato conferma da fonti indipendenti, ma ha già avuto l’effetto di raffreddare gli entusiasmi generati dall’annuncio americano.

Trump: “Giornata storica, ricostruiremo Gaza”

Vestito di blu, con il tono enfatico che da sempre lo contraddistingue, Trump ha definito la firma dell’accordo “un passo epocale verso la stabilità del Medio Oriente”. Di fronte a oltre trenta leader internazionali riuniti in Egitto, il presidente statunitense ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti nella ricostruzione della Striscia, presentando un piano di interventi infrastrutturali e aiuti economici multilaterali.

“Siamo pronti a guidare la rinascita di Gaza. Lo faremo con trasparenza, determinazione e con l’obiettivo di dare una speranza concreta alle future generazioni”, ha dichiarato. Tuttavia, Trump ha evitato di pronunciarsi con chiarezza sulla questione più delicata e divisiva: la soluzione dei due Stati. Pur sostenendo la necessità di “una governance stabile per entrambi i popoli”, il presidente non ha mai citato esplicitamente la creazione di uno Stato palestinese.

Un silenzio che molti leggono come strategico, volto a non compromettere l’equilibrio raggiunto con Israele, ma che rischia di rendere l’accordo incompleto sul piano politico.

Le incognite della “fase 2”

Quella annunciata a Sharm el-Sheikh è la cosiddetta “fase 2” della strategia americana per il Medio Oriente. Dopo gli anni della diplomazia bilaterale e delle normalizzazioni parziali, Trump propone ora una visione più ampia, che include un piano di ricostruzione per Gaza, investimenti nell’area e un ritorno alla cooperazione tra i principali attori regionali, compresi alcuni Stati arabi tradizionalmente vicini alla causa palestinese.

L’ambizione è evidente. Ma altrettanto lo sono le incognite. L’accordo, ad oggi, non è stato firmato né da Hamas né dall’Autorità Nazionale Palestinese. E se la leadership israeliana si è mostrata cautamente favorevole, ha comunque posto condizioni chiare: niente concessioni senza garanzie sul disarmo di Hamas, la restituzione degli ostaggi e la fine dei lanci di razzi dalla Striscia.

Il peso delle vittime e della memoria

A minare la tenuta del nuovo patto non è soltanto la politica, ma anche la memoria recente del sangue versato. Negli ultimi mesi, il conflitto ha lasciato migliaia di morti e una devastazione diffusa a Gaza. Interi quartieri sono stati rasi al suolo. Ospedali, scuole, infrastrutture civili: poco è rimasto intatto.

La promessa di ricostruire sarà credibile solo se accompagnata da un cambiamento reale nelle dinamiche tra le parti. E questo richiede tempo, volontà politica, e una fiducia reciproca oggi ancora molto fragile.

Una pace sospesa

L’accordo di Trump ha il peso della storia, ma anche la leggerezza dell’annuncio. Per diventare realtà dovrà superare ostacoli enormi: il risentimento, il sospetto, le divisioni interne al fronte palestinese, la diffidenza della società israeliana. E, su tutto, il dolore per gli ostaggi che non sono mai tornati.

Finché quei corpi resteranno a Gaza, la pace resterà sospesa. Finché il cessate il fuoco sarà violato – o anche solo percepito come tale – l’intesa resterà sulla carta. E finché le promesse non si tradurranno in fatti concreti, la firma di Sharm el-Sheikh rischierà di rimanere un altro documento simbolico, celebrato nelle sale conferenza, ma dimenticato nelle macerie della Striscia.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti