Capena (Roma) – Si è spento dopo nove giorni di agonia Stefano Luigi Cena, il giostraio di 64 anni brutalmente aggredito nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 ottobre, in piazza, durante la sagra dell’uva di Capena, comune dell’hinterland romano. Ricoverato in condizioni disperate dopo il violento pestaggio, Cena era entrato in coma lo scorso 10 ottobre. Questa mattina, 14 ottobre, il suo cuore ha cessato di battere. Le lesioni riportate nell’aggressione erano troppo gravi.
La sua morte segna l’epilogo tragico di una vicenda che ha sconvolto la comunità locale e riacceso i riflettori sulla spirale di violenza che sempre più spesso accompagna eventi pubblici, anche i più tradizionali e popolari. Una festa di paese, nata per celebrare il raccolto e il vino nuovo, si è trasformata in teatro di una violenza cieca, culminata in un’aggressione di gruppo su un uomo solo.
La notte del pestaggio
È accaduto tutto poco dopo la mezzanotte, tra domenica e lunedì, nel pieno dei festeggiamenti della sagra, una delle più attese dell’anno a Capena. Secondo quanto emerso, una maxi rissa sarebbe esplosa in piazza, sotto gli occhi di decine di persone. Le dinamiche restano ancora da chiarire nei dettagli, ma nel corso della colluttazione Cena sarebbe stato accerchiato, aggredito e colpito ripetutamente da più individui.
Alcuni testimoni avrebbero parlato di un vero e proprio branco, un gruppo di giovani – forse alterati dall’alcol – che avrebbe preso di mira il giostraio, colpendolo con violenza tale da lasciarlo a terra privo di sensi. Quando i soccorsi sono arrivati, le sue condizioni erano già critiche. Cena è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove è rimasto ricoverato per giorni in prognosi riservata. Il 10 ottobre è entrato in coma. Non si è mai più ripreso.
Indagini in corso, ipotesi di omicidio
Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Monterotondo, coordinati dalla Procura di Tivoli. Le indagini, inizialmente avviate per lesioni gravissime, si sono ora aggravate in seguito al decesso della vittima. Il reato ipotizzato è ora quello di omicidio.
I militari stanno acquisendo tutte le immagini disponibili dalle telecamere di videosorveglianza della zona. In parallelo, è in corso l’ascolto dei testimoni presenti quella notte in piazza. Alcune testimonianze raccolte nelle ore successive alla rissa avrebbero già permesso di identificare alcuni partecipanti al pestaggio, ma le indagini restano coperte dal massimo riserbo. Gli investigatori stanno ricostruendo anche i minuti precedenti l’aggressione, per comprendere se ci siano state provocazioni o se la vittima sia stata coinvolta in un’aggressione premeditata o esplosa all’improvviso.
Chi era Stefano Luigi Cena
Sessantaquattro anni, originario del Piemonte, Stefano Luigi Cena era un giostraio conosciuto nell’ambiente degli spettacoli viaggianti. Aveva allestito alcune attrazioni in occasione della sagra dell’uva di Capena, come già aveva fatto in passato in altri eventi di paese. Per i colleghi e per chi lo conosceva, era un lavoratore serio, un uomo tranquillo, abituato a spostarsi di festa in festa, seguendo il calendario delle sagre in giro per l’Italia.
La notizia della sua morte ha colpito non solo Capena ma anche altre comunità dove Cena aveva lavorato nel tempo. “Una tragedia assurda – ha commentato un collega giostraio –. Una persona mite, senza grilli per la testa. È inaccettabile morire così”.
Il paese sotto shock
Capena si è risvegliata questa mattina sotto il peso del lutto. Una comunità ancora stordita dalla violenza esplosa durante una delle sue feste più amate. Una sagra popolare che avrebbe dovuto celebrare le radici contadine del territorio si è conclusa in tragedia, lasciando ferite profonde non solo nella famiglia della vittima, ma nell’intera cittadinanza.
Le autorità locali, pur mantenendo il massimo riserbo sull’inchiesta, hanno espresso vicinanza ai familiari di Stefano Cena e piena fiducia nel lavoro della magistratura. Intanto si attende l’esito degli accertamenti autoptici, che saranno fondamentali per determinare con esattezza le cause della morte e dare ulteriore impulso alle indagini.
Il contesto: risse e violenze durante le sagre
Il pestaggio mortale di Capena non è purtroppo un caso isolato. Negli ultimi anni, diversi episodi di violenza sono scoppiati durante feste di paese, trasformando eventi tradizionalmente legati alla convivialità in occasioni di tensione e degrado. Alcol, eccessi, dinamiche di gruppo e assenza di controlli adeguati sono spesso alla base di escalation violente che colpiscono in modo indiscriminato.
Una deriva che ora preoccupa anche molti sindaci e organizzatori, chiamati a garantire sicurezza durante eventi sempre più partecipati, ma non sempre presidiati a sufficienza. In molti casi, la cronaca restituisce l’immagine di una sicurezza pubblica lasciata quasi esclusivamente alla presenza occasionale delle forze dell’ordine, senza un’effettiva strategia di prevenzione.
Una morte che chiede giustizia
La morte di Stefano Luigi Cena chiude nel modo più drammatico una vicenda iniziata come una semplice lite tra gruppi contrapposti, forse per futili motivi. Ma quello che resta è la brutalità di un’aggressione che nessuno ha fermato, l’immagine di un uomo massacrato sotto gli occhi di una piazza, e un paese che ora cerca risposte.
I familiari attendono verità e giustizia. La Procura lavora per individuare le responsabilità, mentre le indagini proseguono tra intercettazioni, analisi video e interrogatori. Quello che è certo, al momento, è che un uomo di 64 anni, venuto a lavorare alla sagra dell’uva come aveva fatto tante volte in passato, è stato pestato a morte in mezzo a una festa di paese.
Un episodio che pesa come un macigno. E che solleva ancora una volta interrogativi sulla capacità di garantire ordine pubblico, sulla banalità del male che può esplodere in un contesto popolare, e sulla necessità urgente di non archiviare episodi del genere come semplici “incidenti”. Perché questa volta, un uomo è morto. E attorno a lui, nessuno ha avuto la forza – o il coraggio – di fermare la violenza.
