Le parole della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, sulle visite scolastiche ad Auschwitz hanno scatenato una nuova bufera politica. A reagire con forza è stato Sandro Ruotolo, europarlamentare e responsabile Memoria della segreteria nazionale del Partito Democratico, che in una nota ha accusato la ministra di “aver superato ogni limite” e di tentare “una pericolosa riscrittura della storia”.
Secondo quanto dichiarato da Roccella, le gite degli studenti italiani nei luoghi della memoria non sarebbero servite a ricordare lo sterminio degli ebrei, ma avrebbero avuto l’obiettivo di “collocare l’antisemitismo nel fascismo”, una tesi che — a suo giudizio — avrebbe contribuito a “trasformare l’antifascismo in un problema”. Parole che hanno immediatamente suscitato reazioni indignate da parte del mondo politico e culturale.
Ruotolo ha replicato con fermezza, sottolineando che “Auschwitz resta il simbolo più tragico della complicità tra nazismo e fascismo nello sterminio del popolo ebraico”. Per l’esponente del PD, mettere in discussione il valore di quelle visite e il loro significato formativo significa “svilire la Shoah e insultare le vittime”, negando il senso stesso della memoria storica.
Nel suo intervento, Ruotolo ha ricordato anche le parole della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento e testimone instancabile della tragedia dell’Olocausto: “La formazione dei nostri figli e nipoti deve partire dalla conoscenza della storia. La memoria della verità storica fa male solo a chi conserva scheletri negli armadi.”
Il rappresentante democratico ha poi ribadito che “l’antisemitismo va combattuto ovunque e sempre”, ma che “non si può assolvere il fascismo cancellandone le colpe storiche”. Per Ruotolo, ogni tentativo di relativizzare o reinterpretare le responsabilità del regime di Mussolini rappresenta “una minaccia diretta ai valori fondativi della nostra democrazia”.
“La memoria di Auschwitz non si tocca – ha concluso –. È patrimonio universale di democrazia e civiltà.”
Le parole di Ruotolo riaccendono così il dibattito, mai sopito, sul rapporto tra memoria storica e politica, in un Paese dove la trasmissione del ricordo della Shoah resta una delle frontiere decisive per la difesa della verità e per la formazione delle nuove generazioni.
