Bruxelles – Le grandi aziende industriali europee sono pronte a fare la loro parte per rafforzare la competitività dell’Unione, ma pongono condizioni chiare: meno burocrazia, un mercato unico più efficiente e un quadro regolatorio stabile e orientato all’innovazione. È questo il cuore del messaggio che 28 tra i maggiori gruppi industriali europei hanno rivolto alle istituzioni comunitarie, sottoscritto in un documento programmatico denominato Copenhagen Pledge, firmato a margine del vertice europeo che si è tenuto nella capitale danese.
Il contenuto del documento è tanto ambizioso quanto pragmatico. I firmatari – tra cui nomi di peso come Airbus, Maersk, Siemens, Thyssenkrupp e il leader europeo della microelettronica ASML – si impegnano ad aumentare i propri investimenti all’interno dell’Unione europea del 50% entro il 2030. Ma questo impegno è subordinato a una svolta politica e regolatoria che consenta di operare in un contesto più snello, prevedibile e attrattivo.
I pilastri della richiesta: mercato unico e innovazione
Il messaggio indirizzato alla Commissione europea e ai capi di Stato e di governo è inequivocabile: l’Europa deve tornare ad essere un terreno fertile per l’industria, anche alla luce della crescente competizione internazionale e della trasformazione tecnologica in atto. Le grandi imprese chiedono che si rafforzi il mercato unico, eliminando le barriere ancora esistenti tra i diversi Stati membri, in particolare nei settori strategici come l’energia, le telecomunicazioni, i capitali e la digitalizzazione.
Un altro punto centrale è la semplificazione normativa. Le aziende lamentano una mole crescente di adempimenti burocratici e una frammentazione regolatoria che ostacola la scalabilità e rallenta l’adozione di nuove tecnologie. L’invito è a un cambiamento radicale: meno burocrazia, più incentivi all’innovazione, regole armonizzate e tempi certi per l’approvazione di progetti strategici.
Settori chiave per il futuro dell’Europa
L’impegno degli industriali riguarda comparti che si trovano al centro della transizione economica, energetica e tecnologica del continente. In cima all’agenda ci sono gli investimenti in energia – con particolare attenzione alle fonti rinnovabili, all’idrogeno e alle reti intelligenti – seguiti da ricerca e sviluppo, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali come le reti mobili 5G e 6G, e la difesa.
Questi ambiti non sono solo strategici per la sicurezza e l’autonomia europea, ma rappresentano anche le leve principali per la crescita del valore aggiunto industriale nel medio-lungo termine. L’Europa, sottolineano i firmatari del Pledge, deve dotarsi degli strumenti per competere con le grandi economie globali, dagli Stati Uniti alla Cina, che da anni stanno adottando politiche industriali aggressive e coordinate.
L’iniziativa delle imprese: un patto per rilanciare l’industria europea
Il Copenhagen Pledge non è un semplice manifesto di intenti, ma una vera e propria piattaforma di dialogo tra il settore privato e le istituzioni europee. Rappresenta, di fatto, una proposta di alleanza pubblico-privata per costruire una nuova strategia industriale europea, basata su investimenti, innovazione e autonomia strategica.
Nel testo si chiede anche una governance più efficiente per le politiche industriali europee: le aziende auspicano la creazione di un punto di riferimento unico in seno alla Commissione per il coordinamento delle iniziative industriali, sul modello di quanto già esiste in altri ambiti come il commercio o la concorrenza.
Un messaggio politico a poche settimane dal nuovo mandato europeo
Il tempismo dell’iniziativa non è casuale. Il Copenhagen Pledge arriva in un momento cruciale per la definizione dell’agenda della prossima Commissione europea, che entrerà in carica nei prossimi mesi. Le elezioni europee hanno consegnato un Parlamento frammentato, ma il tema della reindustrializzazione e della competitività è già emerso come una delle priorità trasversali riconosciute da tutte le principali famiglie politiche.
In questo scenario, l’appello delle imprese assume anche una valenza politica: è un richiamo alla concretezza e alla necessità di costruire un’Europa che sappia premiare chi investe, innova e crea occupazione. Una sfida che, come riconoscono gli stessi firmatari, l’Europa non può permettersi di perdere.
Conclusione: una finestra di opportunità da non sprecare
La proposta lanciata dai big dell’industria europea rappresenta una rara occasione di convergenza tra il mondo economico e quello politico. Il messaggio è chiaro: le imprese sono pronte a investire massicciamente nel futuro dell’Europa, ma chiedono condizioni adeguate per farlo.
La palla ora passa alle istituzioni. In gioco non c’è solo la competitività dell’industria europea, ma la capacità dell’Unione di essere protagonista nella transizione globale verso un’economia più sostenibile, digitale e resiliente. La risposta di Bruxelles potrà segnare il passo dell’Europa industriale per il prossimo decennio.
