6 Ottobre 2026, martedì
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Cerence, Appendino (M5S): “Beffa per i lavoratori dell’intelligenza artificiale. Deposita interrogazione parlamentare”

La vicepresidente del Movimento 5 Stelle porta alla Camera il caso della multinazionale: attività ad alto valore aggiunto spostate in Germania, mentre il lavoro più standardizzato viene delocalizzato in India e Cina. “Il governo intervenga per tutelare le professionalità italiane”

Il caso Cerence approda in Parlamento. La vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino, ha annunciato di aver depositato un’interrogazione parlamentare sul futuro della multinazionale statunitense, attiva nello sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale applicate principalmente al settore automotive.

Secondo Appendino, la vicenda rappresenta “un caso emblematico e paradossale” che mette in luce le fragilità del sistema industriale italiano rispetto alle strategie delle grandi corporation internazionali. Cerence, infatti, non versa in condizioni di crisi economica. Opera in un comparto – quello dell’intelligenza artificiale – che registra una crescita impetuosa e una domanda sempre più diffusa di competenze specializzate.

Nonostante questo scenario, l’azienda ha scelto di ridimensionare le proprie attività in Italia, trasferendo i progetti più avanzati e le competenze ad alto valore aggiunto in Germania, mentre le mansioni considerate più standardizzate vengono progressivamente delocalizzate in India e Cina. Una decisione che, secondo la parlamentare del M5S, produce effetti devastanti sul piano occupazionale e rischia di disperdere un patrimonio di professionalità costruito negli anni.

“È una beffa per i lavoratori – ha sottolineato Appendino intervenendo alla Camera –. Parliamo di professionisti altamente qualificati, con competenze nel campo dell’intelligenza artificiale che il mercato richiede con urgenza, lasciati senza prospettive. Il governo non può voltarsi dall’altra parte”.

L’esponente pentastellata chiede quindi un impegno immediato dell’esecutivo per salvaguardare sia i posti di lavoro sia il know-how accumulato, con l’obiettivo di impedire che l’Italia venga ridotta a semplice “terra di passaggio” per le multinazionali: un Paese in cui si investe temporaneamente per poi spostare altrove ricerca, sviluppo e occupazione qualificata.

Cerence: un colosso dell’AI applicata all’automotive

Fondata come spin-off della divisione automotive di una grande multinazionale, Cerence è oggi tra le principali aziende mondiali nel settore dell’intelligenza artificiale per veicoli. La società sviluppa assistenti vocali avanzati e soluzioni integrate di AI per numerose case automobilistiche internazionali.

In Italia, Cerence ha operato per anni nel settore della ricerca e sviluppo, impiegando professionisti altamente qualificati. Negli ultimi mesi, tuttavia, l’azienda ha avviato un processo di ridimensionamento delle sue attività nel nostro Paese, culminato con la chiusura della sede torinese e il licenziamento di decine di lavoratori.

Secondo Appendino, questa scelta rappresenta un paradosso: “Parliamo di una multinazionale che non è in crisi, che opera in un settore in crescita come l’intelligenza artificiale, eppure decide di smantellare in Italia attività di alto livello per trasferirle in Germania e delocalizzare il lavoro più standardizzato in India e Cina”. Una decisione che mette a rischio il patrimonio di competenze tecnologiche sviluppato nel nostro Paese e potrebbe compromettere la competitività italiana nel settore dell’innovazione.

Le richieste al governo

Con l’interrogazione parlamentare, Appendino sollecita l’esecutivo a:

  • Promuovere politiche industriali che incentivino la permanenza delle attività di ricerca e sviluppo in Italia.
  • Sostenere la formazione e l’aggiornamento professionale dei lavoratori, in linea con le esigenze di un mercato del lavoro in continua evoluzione.
  • Favorire la collaborazione tra istituzioni, università e imprese per creare un ecosistema favorevole all’innovazione e alla crescita tecnologica.

“Il governo non può voltarsi dall’altra parte – ha concluso Appendino –. Serve un impegno concreto per tutelare le professionalità, salvaguardare l’occupazione e impedire che l’Italia diventi solo terra di passaggio per le multinazionali che sfruttano e poi scappano”.

Il caso Cerence mette in luce una problematica crescente: la delocalizzazione delle attività ad alto valore aggiunto, anche in settori strategici come l’intelligenza artificiale. Una tendenza che rischia di indebolire la competitività del sistema industriale italiano e di ridurre le opportunità per i giovani talenti.

Contrastare questo fenomeno richiede un intervento deciso da parte delle istituzioni, per favorire la permanenza delle competenze nel Paese e promuovere uno sviluppo basato sull’innovazione, sulla formazione e sulla valorizzazione del capitale umano. Solo così l’Italia potrà affrontare le sfide del futuro e mantenere un ruolo di primo piano nel panorama tecnologico internazionale.

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